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venerdì 8 marzo 2013

Le truffe di Viale Saffi



Veronica Repetti

Sicuramente, se avete avuto la fortuna (o sfortuna?) di frequentare per qualche motivo Novi Ligure, conoscerete Viale Saffi, ovvero una delle vie pedonali più trafficate della nostra cittadina.
Tra la stazione che vi si affaccia, le numerose scuole che la costeggiano, i Giardinetti Pubblici che la contornano e i vari bar e pub che la caratterizzano, è indubbiamente una delle vie più popolate della nostra cittadina, ma forse in pochi sanno le insidie che essa può nascondere.
Qualche giorno addietro ero appena uscita di casa per dirigermi, come ogni giorno, a scuola, al Doria. Per farlo, sono passata, come di consueto, da Viale Saffi, con l’intenzione di fare una tappa da Pizza e Pane per comprare un pezzo di focaccia e attendere una mia amica con cui fare il restante pezzo di strada. Poco prima di giungere a destinazione, però, sentii dei passi dietro di me e una voce che chiedeva -Scusa?-, mi voltai, ancora un po’ stordita dal sonno, e vidi una carinissima bambina di 11-12 anni, credo di origine marocchina, che mi fissava implorante.
-Dimmi- le risposi.
-Avresti per caso da cambiarmi due euro?-
Valutai un attimo la proposta, poi, non volendo sembrar scortese, mi apprestai a estrarre il portafoglio dallo zaino.
-Come li vuoi cambiati però?-
Ci pensò un attimo.
-In due da 1, se riesci- sorrise.
Sorrisi anch’io, ma poi mi accorsi di non aver assolutamente moneta.
-Guarda, ora sinceramente non ce li ho. Se vuoi, ora tanto vado a prendere la focaccia e mi cambiano una banconota!- le proposi.
-Se non ti dispiace va bene…- mi disse la bambina.
Così ci avviammo.
-Comunque scusa, non mi sono presentata: piacere, Ammina!- e mi strinse la mano, mentre io mi presentavo a mia volta.
-Quanti anni hai, se posso?- le chiesi, curiosa.
-12, vado in seconda media.- rispose.
-Ah, capito. Qui al Doria?-
-Nono, vado alle medie a Fresonara.-
Annui, distratta. (Scoprii solo successivamente dell’inesistenza delle medie di Fresonara)
-Ma non avresti già dovuto prendere il pullman?- le domandai.
-No, entriamo alle 8.10 noi! I soldi da cambiare mi servono proprio per il pullman…- spiegò.
Giungemmo da ‘Pizza e Pane’ e io come promesso, con il resto della focaccia in monetine da un euro, raggiunsi Ammina (non sono sicura si chiami davvero così), pensando intanto a dove potesse essere la mia amica.
Le misi i 2 euro in due monetine in mano e attesi il naturale gesto di tendermi i suoi 2 euro interi di conseguenza.
Attesi ancora. La bambina non si muoveva.
Imbarazzata, non sapevo cosa dire.
-Emh… allora, i 2 euro?- azzardai.
Mi guardò interrogativa.
-Ma no Veronica! Io ti avevo chiesto se me li prestavi!-
La guardai di traverso.
-Veramente no. Tu mi avevi detto se te li cambiavo- dissi, cercando di rimanere calma.
-Nono, davvero! Lo giuro! Ti avevo chiesto se me li prestavi, i miei genitori stamattina sono usciti senza darmi i soldi e io devo prendere il pullman!-
La guardai costernata e prima che potessi controbattere, continuò.
-Se vuoi te li ridò! Davvero, la prossima volta che ci vediamo!-
Mi avviai verso scuola, sconvolta e mandai un messaggio alla mia amica, dicendole di muoversi, altrimenti avremmo tardato. (Se ve lo state chiedendo, sì, le ho lasciato i 2 euro, non avevo voglia di far scenate, era pur sempre mattina presto)
Mentre la aspettavo davanti al portone, arrivò di corsa.
-Ciao Vero! Scusa il ritardo!- mi disse.
-Ma figurati…- la mia testa era ancora alla bambina.
-No è che ho avuto un contrattempo-
-Cioè?-
-Ho appena avuto un fraintendimento con una bambina…-
Strabuzzai gli occhi.
-Sembrava marocchina-
Non avevo parole.
-Mi ha chiesto se le cambiavo due euro-
Il colpo di grazia.
Ecco.
Questo è uno degli esempi delle truffe novesi che si possono riscontrare camminando tranquillamente in Viale Saffi, per non parlare del tempo in cui alcuni ragazzi sui 20 anni fermavano chiunque, esordendo con la domanda “Hai qualcosa contro i bambini orfani?!” (che, poi, cosa potrebbe mai avere una persona contro un bambino orfano lo sanno solo loro…) cercando di rifilare piccoli quadretti stampati a prezzi spropositati, specificando, invece, all’inizio che si trattava di un’offerta, il cui ricavato si sarebbe devoluto a un’associazione di cui non veniva mai detto il nome.
Insomma, anche il più banale dei posti può nascondere delle truffe da cui, a volte, non è facile cavarsi fuori.
Vi consiglio, quindi, di stare all’occhio e, se potete, di utilizzare una via alternativa a Viale Saffi per giungere alla vostra meta.

Saggezza popolare del ventunesimo secolo

Cecilia Pagella

Parliamo di gay.
No, ancora??
E dire che fino a poco fa saremmo stati controcorrente.
Allora parliamo di gay controcorrente!
Infatti, “gli omosessuali sono tali proprio per mettersi in mostra, per rendersi appariscenti ed esprimere la propria ribellione contro la società giudice”.
Un po’ come i tredicenni che si vestono punk.
“ma avete mai visto un gay pride? Gente nuda e colorata che muove e tocca tutto. Ci credo che poi tutti se la prendono con Loro!”
E una sessantenne di novanta chili che sculetta in palestra, la trovate un bello spettacolo?
Comunque c’è chi dice che chi si fa gli affari suoi vive cento anni.
“siamo cattolici, vogliamo i crocifissi nelle scuole e poi sosteniamo le famiglie gay.”
Siamo sicuri di tenerci così tanto ai crocifissi nelle scuole?
E del fatto che non si va più a messa nemmeno la notte di Natale, che cosa ne pensiamo?
“a me va anche bene che due uomini/due donne siano legittimati come coppia, ma una bambina con due papà come potrà mai affrontare le prime mestruazioni?”
In questo caso una pillola di saggezza popolare ve la devo:- e con tutti i bambini che muoiono di fame?
Senza considerare tutti quelli che, nei secoli dei secoli, sono stati abbandonati da mamma o papà.
“il paradosso è che, ormai, hanno più diritti Loro di Noi, proprio perché si lamentano dei propri svantaggi.”
Come i disabili che trovano sempre parcheggio.
Le pagine della letteratura sono piene di autori che professavano la necessità di fondare una civiltà in nome di valori autentici, e non di perbenismi e paure preconcette, nonché, francamente, un po’ ammuffite.
Allora cosa vale di più, l’affetto sincero che lega due esseri umani e l’istinto naturale che li spinge a desiderare un figlio, o la vicina di casa dal collo lungo che si chiede “ma cosa ci troverà in un’altra donna”?
“niente in contrario ai gay, purchè lo facciano a casa loro.”
Niente in contrario a chi è contrario ai gay, purchè lo facciano a casa loro.
Alle elementari ci spiegavano che il principio di ogni legislazione è che la libertà propria si interrompe nel momento in cui viola quella altrui.
Quindi a che scopo cercare di dar fastidio al prossimo?
Perché non lasciare che ognuno sia felice a modo suo?
Che senso ha fare di tutto per  tenere in vita idee cadaveriche?

Tanti bambini continuano a morire di fame, e chi è interessato a far sì che il suo sangue continui a circolare lungo la crosta terrestre per ancora una generazione il suo bambino “contro natura” va a farselo negli USA.
Evidentemente l’ostinazione non produce frutti, e non basta ad arrestare il progresso: se volete l’i-phone 5, dovete beccarvi anche la famiglia gay.

Purtroppo o per fortuna “il mondo è bello perché è vario”.
Cecilia Pagella

Perché Facebook?


Luca Bottazzi

Supponendo che abbiate letto il titolo, ebbene sì, si parla di un altro articolo sul social network più cliccato di sempre.
Ma questa volta non è la classica critica alla società perbene fatta di filtri fotografici, “mi piace” e commenti che oramai sono diventati dibattito quotidiano; volevo infatti parlarvi delle diverse funzioni che offre il social in questione.
Dunque, sappiamo benissimo che è nato per rimorchiare gente sconosciuta, ma si può dire che si è evoluto molto bene!
 Partiamo dal fatto che costruendosi una vasta rete di amici, o meglio dire un vero e proprio impero, si potrà gioire degli affari altrui ( secondo motivo principale della nascita di Facebook) e quindi avendo i feedback di pagine di giornalismo ad esempio, si potranno ricevere le notizie dell’ultima ora, e anche quelle che i nostri giornali non ci raccontano troppo volentieri, come la guerra in Siria.
Personalmente ritengo che l’informazione su Facebook funzioni bene, anche se ovviamente sul web va un po’ rivisto tutto.
Non dimentichiamoci delle dirette di ogni partita di calcio, volenti o nolenti quelle le seguirete sempre; insomma è informazione anche quella.
Un altro aspetto positivo è la capacità di sviluppare delle pagine vere e proprie, gestite personalmente; questo può essere un grande trampolino di lancio per gruppi musicali, artisti, blogger o gente del web come me e te che vuole far sentire la propria voce.
Sempre parlando di musica, diversi eventi, come l’uscita di un disco e la programmazione di concerti possono uscire in diretta sul web.
La risposta di un personaggio famoso, le direttive di un leader politico piuttosto che di un’attivista religioso: tutto su Facebook.
Quindi oltre agli status dementi dei vostri amici stupidi, avendo le corrette istruzioni si può modificare una somma accozzaglia di foto pothoshoppate e risultati calcistici in un vero e proprio “super giornale” di variabile categoria.
Lasciando da parte l’informazione e lo sviluppo di idee personali, la versatilità di Facebook non è finita qui ( più o meno): i flash games infernali, che ti bombardano di notifiche sono geniali; non solo abbassano vertiginosamente il vostro tenore di vita e la vostra media scolastica , ma vi faranno “taggare” automaticamente come fannullone e rompiscatole. Tutte quelle notifiche di Farmville e giochi simili, si è pieni fino alla testa!
Ma la parte ludico-svago non è finito: esistono diverse mille mila pagine con vignette stupide, freddure e memes che fanno ridere i primi cinque minuti, poi basta eh!
Diciamolo, oltre alla nobile parentesi di informazione di nuova generazione, c’è molta spazzatura sul social network di Zuckemberg, e difenderlo non è molto facile; ma c’è da dire che il web è la nostra voce, la voce delle nuove generazioni e Facebook è una delle sue massime espressioni .
Si possono creare manifestazione ed eventi dal nulla, si può comunicare e diffondere tutto con un click e personalmente, iscriversi non è solo un modo per entrare “ nel grande complotto dei signori di internet e bla bla bla” ma un modo per mettere in risalto la propria personalità, e perché no, la nostra idea e le nostre passioni.
Non siate critici nelle gare di mi piace e di feedback negativi, ai finti moralisti e ai “contadini virtuali”, essere connessi e visibili è sempre una buona ragione per farsi sentire!





Catene di Vapore

Laura Simonassi

Sono una donna.
Sono una donna, e come tutte le altre, sono libera.
Non permetterò mai a nessuno di soffocare questo enorme regalo che mi è stato dato alla nascita, nemmeno a colui che sostiene, promette, urla, sussurra, giura e spergiura di amarmi.
Mai.
Se l'amore comincia a fare male, non è più amore; punto.
"Con Carlo è stato subito amore; alle prime botte scattai una foto, non volevo crederci": ecco una scioccante testimonianza riportata su "Il Corriere della Sera" dal giornalista Antonio Stella; parole che accumunano tutte le donne che in silenzio gridano giustizia.
Sempre Stella scrive "piccola, banale, ordinaria barbarie quotidiana": quattro aggettivi ed un nome, quindi nemmeno dieci secondi dedicati alla lettura di cinque parole che incaarnano ciò che noi  donne sopportiamo da secoli.
Barbarie; ciò che distingue l'uomo dalla bestia è l'intelletto. Si può considerare uomo, e quindi essere dotato di intelletto, qualcuno che alza anche un solo dito su una donna?
La violenza sulle donne è barbarie, opera di barbari, non di uomini.
Piccola, banale, ordinaria...
...nè piccola, nè banale, nè ordinaria.
E' ora che non lo sia più.
E' grande come i cuori della donne che battono all'unisono per farsi sentire; non è banale, perchè banale è respirare, sorridere, dormire, mangiare... non essere picchiate. E infine non può e non deve essere ordinaria, perchè, altrimenti, la luce del giorno apparirebbe nera.
Secondo le statistiche, la più frequente tipologia di violenze è quella domestica; riporto altre testimonianze: "...non sarebbe bastato chiudere le porte, non urlare quando mi picchiava, cercare di fare lavatrici perfette o imbandire la tavola al meglio". E poi le lacrime, l'unico sfogo consentito per un peso così grande che non vuole andarsene dal petto.
 Perchè dobbiamo sopportare tutto questo, perchè sobbiamo stare zitte, perchè dobbiamo tenere gli occhi bassi?
L'unica colpa che abbiamo è quella di essere donne.
Rimedio?
Non c'è.
E quindi?
E quindi si alza la testa, si cammina e si parla chiaro.
DObbiamo lottare per un futuro migliore; lo so, è un luogo comune, ma è anche l'ideale che consola milioni di donne, che dà loro la forza necessaria per andare avanti e vivere, con la speranza che un giorno l'Inferno sarà assprbito dal paradiso.
Straziante è una frase del reportage di Lojacono: "Gli uomini continuano a considerare le donne esseri inferiori"; lo sanno, vero, questi barbari, che esiste l'evoluzione? Evidentemente no, dal momento che sembrano essersi fermati alla concezione medievale della donna, le cui radici sono ancorate nella Bibbia: "Femmina è essere inferiore, debole e imperfetto come Eva, creata dopo Adamo".
Non siamo dunque violentate solo da mani umane, avide dell'idea di possesso, ma anche dagli umilianti schiaffi dei pregiudizi che folli inseguono i tempi e, se li raggiungono, pongono le basi delle società nascenti.
Noi siamo donne, siamo sangue che scorre, siamo occhi spalancati sul mondo, siamo braccia tese in avanti, siamo mani aperte per aiutare, siamo orecchie pronte ad ascoltare, siamo gambe che corrono spensierate, siamo un corpo che va rispettato.
Non umiliato, ferito, mortificato; amato.
Chi lo incatena non ci permette di sfruttarlo per noi stesse, non ci ama davvero! Altrimenti amerebbe anche il modo in cui ci atteggiamo, perchè siamo persone, non puledre da domare, e se il nostro cuore non riceve più amore, ma solo schiaffi, smetterà di battere.
E' nato libero e morirà libero.
Rousseau diceva: "L'uomo è nato libero e ovunque è in catene"; forza, donne di tutto il mondo, è venuto il momento di spezzare queste catene e ricominciare a vivere.

martedì 12 febbraio 2013

(Tra)dire e (stra)fare: c'è di mezzo il mare

Veronica Repetti

L’infedeltà è da sempre un argomento abbastanza ostico, ma in un certo qual modo affascinante e capace di rendere interessante anche la coppia più banale.
Dove c’è aria di tradimento, è assicurata anche un po’ di suspense, condita di qualche bugia ad insaporire la vicenda e, soprattutto, di tanta azione, che la quotidianità non sempre riesce a fornire.
Insomma, sembrerebbero mancare solo i pop-corn e una poltrona comoda per completarne la godibilità.
Solo che, spesso, il tradimento non è esattamente ciò che si definirebbe roseo, quanto invece un’avventura spiacevole, soprattutto quando si è o, peggio, si scopre di essere i personaggi principali del fattaccio.
Solitamente, nel migliore dei casi, tre sono i protagonisti di un adulterio coi fiocchi.
Innanzi tutto, è necessario il fedifrago. Senza non si fa nulla. La relazione, altrimenti, sarebbe serena, i cuori abbonderebbero, l’amore trionferebbe e io non avrei nessun articolo da scrivere. Si tratta dunque del personaggio, se vogliamo, di maggiore rilievo, colui che deterrà il titolo di ‘’killer’’ amoroso per eccellenza.
Seconda per importanza, solo al fedifrago, è la vittima. Il personaggio che dovrà subire il tradimento, consapevolmente o inconsapevolmente, scegliendo successivamente se interpretare il ruolo dell’astuto detective o del cadavere inerme.
La terza figura, infine, si spera l’ultima e non l’ennesima, è l’esca: il motivo del dirottamento sentimentale, della frattura di un rapporto, della crisi di coppia che tanto appassiona i pettegolezzi di provincia. Può essere complice, quanto inconsapevole. Subdola come il killer o di un’ingenuità simile a quella della vittima.


Mille sono i casi e le situazioni analizzabili in un contesto così universale, ma proprio per questo mi prodigherò nel cercare di sintetizzare le situazioni più semplici e più comuni, nonché molto spesso quelle  più (tragi)comiche.


1 Il killer tradisce la vittima perché si è innamorato dell’esca, ma gli dispiace lasciare la vittima che “in fondo gli vuole bene”. La vittima è inconsapevole delle strane protuberanze che non le consentono più di varcare agevolmente la soglia di casa. Però è felice. Vede infatti il suo killer che ha ricominciato a tenersi in forma, a vestirsi bene, persino a mettersi il profumo e a sorridere, cosa che non faceva da tantissimo tempo. L’esca del killer è consapevole del suo ruolo e ama divertirsi col killer, fin quando quest’ultimo non comincerà a risultare troppo assillante: a quel punto gli consiglierà di tornare dalla vittima.


2 Il killer tradisce la vittima per noia. Le esche sono numerose, variano di serata in serata, a seconda dell’umore e della disponibilità. Sono tutte inconsapevoli e non capiscono perché l’affascinante killer non si faccia mai sentire il giorno dopo. La vittima è consapevole delle sviste del partner, ma fa finta di nulla in nome del fatto che “ormai stiamo insieme da così tanto”.


3 Il killer tradisce la vittima per indecisione. La vittima è inconsapevole e si stupisce delle numerose litigate dell’ultimo periodo, attribuendole al troppo amore che, straripante, non riesce ad essere contenuto in discorsi pacifici e sereni. L’esca è consapevole e si lascia abbindolare dal killer che continua a ripeterle che presto lascerà definitivamente la vittima, solo per stare col suo vero amore (non specificando però se si tratti, per l’appunto, dell’esca, della play station, della moto o della nutella)


4 Il killer ha due relazioni parallele, infatti in questo caso particolare sono presenti due vittime e nessuna esca, se non, al massimo, a livello cronologico. Entrambe sono inconsapevoli, convinte di essere il partner fisso del killer e che assolutamente non si prospettino problemi di nessuna sorta all’orizzonte. Spesso questo genere di adulterio finisce con la violenza congiunta da parte delle due vittime nei confronti del killer, che rischia gravi danni fisici. (Sconsigliato dunque per chi non possiede una grande prestanza fisica e/o velocità di fuga notevole).


5 Il killer tradisce la vittima per imporre la sua superiorità a livello sentimentale. Essendo stato precedentemente vittima egli stesso di rapporti fedifraghi, ora, con l’orgoglio ferito, ma sempre pulsante, afferma la sua forza attraverso adulteri instaurati per il puro gusto di tradire, perché fa macho (se il killer dovesse essere una donna è indifferente). La vittima è inconsapevole, nonostante con ogni probabilità sia in stretti rapporti d’amicizia con molte esche usate dal partner.


 6 Entrambi i partner sono killer. Manifestano una gelosia esagerata a ogni sguardo che viene rivolto all’amato, ringhiano a ogni accenno di apprezzamento e sono disposti a picchiarsi a patto di mantenere alto l’onore. Le esche sono consapevoli e rassegnate, anch’esse schiave di una gelosia infondata.


 Potrei andare avanti per molto, aggiungendo storie sempre più complesse e intricate, che posso giurare non sono intrecci della mia fantasia, quanto semplicemente situazioni reali schematizzate. Inoltre vi sarebbero ancora da considerare le scene del delitto, le prove, i tempi di premeditazione, le arringhe accusatorie e difensive. Per non parlare poi delle caratterizzazioni dei personaggi, degli spettatori, degli interventi esterni, dei fattori perturbanti e degli imprevisti di salvataggio. Insomma, sono certa che sfocerei troppo nel personale, rischiando di riportare a galla vecchi gossip che hanno viaggiato sulla bocca di molti, per altrettanto tempo. Siamo tutti, in una certa misura, anche solo platonica, fedifraghe e fedifraghi, traditi e tradite. Inoltre, in fondo, il bello di un tradimento, sempre che ci possa essere in esso qualcosa di positivo, è proprio la novità, il sotterfugio, il mistero. Ed è risaputo che nei misteri svelati non vi è più alcuna attrattiva.

Fornelli Assassini

Lorenzo Sciurti


Non mi piace andare a mangiare dai miei amici; non è per la compagnia, per carità, piuttosto il problema è convivere con l’idea che un pasto così, date le capacità culinarie di mia mamma, lo rifarò, se va bene, una settimana dopo.
Esatto, mia mamma in cucina è come un piromane in una fabbrica di fuochi d’artificio: disastro (se non botto!)assicurato.
Il che è abbastanza strano considerando che molto probabilmente la cucina di mia nonna è la migliore che abbia mai provato: sembra impossibile, ma nemmeno una briciola della sua esperienza è entrato nella testa di mia madre.
Ciò è dimostrabile con un divertente aneddoto che amo raccontare: una volta cotta la torta, dato che era venuta troppo dura, mia madre, scocciata, l’ha presa e scagliata contro il muro; risultato: la torta non si è rotta ed è rimasto il segno sulla parete.
“Errare humanum est, perseverare diabolicum” dicevano i latini, “Non sono una cuoca, lo so, ma assaggiate questo” dice mia mamma e non mi sembra che ci sia tanta differenza! A parole o espressioni come “è un esperimento”, “mhm, non è venuto tanto bene questa volta”, “avevo finito il burro e quindi ho messo la panna”, io e mia sorella abbiamo una reazione simile a quando si incontra un cartello “alto voltaggio: pericolo di morte” o “zona estremamente radioattiva”.
Fatto sta che appena possibile scappiamo a magiare dalla nonna dove siamo sicuri di trovare cibo degno di questo nome.
Con quei marchingegni malefici che tiene costantemente in mano è evidente che si impegni e ci dispiace smorzare l’entusiasmo della domanda “com’è venuto?” quindi spesso ingoiamo bocconi amari (nel vero senso della parola) e con un sorriso falso come Giuda, le lacrime agli occhi e sensazioni indescrivibili dalla gola in giù, mentiamo con un “sì, buono”; la sua risposta naturalmente è che è una fortuna dato che ha sbagliato le dosi e ne avremo per una settimana!
E’ già successo, ad esempio, che il minestroni duri per sei giorni mangiandolo in quattro sia a pranzo sia a cena. Ultimamente si sta sforzando per invitare i miei amici a mangiare da noi ma, sarà per l’aura oscura che sprigiona il suo antro (la cucina), sarà per il fatto che i genitori dei possibile avventori probabilmente non sono pronti ad affrontare questa perdita prematura, non ci è ancora riuscita.
Non va sempre male: bisogna ammettere che la torta di verdura le viene bene, peccato che “devo allenarmi con il resto, quella ormai sono capace” e anche con la pasta con olio e formaggio se la cava (siamo arrivati al punto di esultare quando si mangia la pasta in bianco):
In ogni caso sono sicuro che diventerà una cuoca abilissima e migliore di molte altre.
P.S. L’ultima frase naturalmente non è mia, ma senza non avrei mai avuto il permesso di far pubblicare questo articolo.

STRAIGHT EDGE


Luca Bottazzi

Nella società di oggi, penso che tutti abbiano sentito parlare di culture e sub-culture giovanili; il dilemma di “essere” o “apparire“ lo vivevano già gli antichi greci e questo fenomeno filosofico e psicologico si è evoluto parecchio nella storia umana fino ad arrivare nei tempi nostri irrisolto, e ancora oggi ci troviamo, soprattutto in periodo adolescenziale, in compagnia di amici con una mirata passione verso un particolare tipo di musica o moda, spesso di natura passeggera.
Abbiamo visto gli Hippie , i Metallari, i Punkettoni, i Truzzi e chi più ne ha più ne metta! In questo ultimo secolo si è parlato di tutto e di più, arrivando a dare appellativi e nomignoli stupidi, etichette a qualsiasi cosa, e ciò ha comportato tutta una lista di stereotipi di diverso genere per qualsiasi “categoria”.
Volevo con questa breve introduzione aprirvi gli occhi su uno di questi gruppi, in particolare sul panorama musicale Punk: avete presente quei tipi loschi un po’ scoppiati, con i crestoni verdi, tatuaggi, piercing , dilatatori alle orecchie, punte e cose spaventose addosso ? Bhe, non è sempre stato così.
Siamo negli anni ’80, di preciso nel 1981, quando il gruppo Minor Threat lasciò all’umanità uno dei pezzi più significativi dell’Hardcore Punk dell’epoca; si tratta del brano “Straight Edge”.
La canzone recitava testualmente il rifiuto al nichilismo, che tanto aveva caratterizzato gli anni ’70 dei Sex Pistols e sosteneva l’astinenza da qualsiasi tipo di droga, tabacco, alcool e rapporti occasionali con sconosciuti.
L’intero testo era dedicato a un amico di Ian MacKaye, autore del testo, morto proprio grazie all’abuso di sostanze nocive, e fu scritto sulla sua lapide.
Il simbolo della X divenne presto bandiera ufficiale della sub-cultura,e non a caso, dato che nei pub americani era il simbolo per contraddistinguere chi non poteva prendere alcolici.
Prese forma e diventò una vera e propria filosofia di vita, dedita alla “Positività” e alla “Concentrazione”; proprio a livello musicale esplose in etichette discografiche e gruppi, creando un solida presenza soprattutto nella zona di Washington DC. Ma la diffusione era appena cominciata; nella metà della stessa decade, gli Youth of Today, ovvero “i giovani d’oggi”, decisero anche loro di dare un contributo musicale incidendo il brano Youth Crew: ai valori dello Straight Edge si aggiunse così un valido contributo alla sostenibilità ambientale, alla rivolta pacifica e all’impegno politico, e fu introdotto il veganismo.
 Lo Straight Edge venne incorporato dalla Youth Crew, e ancora oggi in diversi concerti si possono vedere delle X disegnate sulle mani di ragazzi.
La musica forte e breve, concitata, la poesia dei testi e la rabbia giovanile sono le uniche cose che creavano uno stato di euforia e alterazione che nessuna droga è in grado di dare: la lucidità, la consapevolezza di essere dentro a un impegno concreto e giusto, dedito alla sanità verso di noi e verso coloro che ci stanno attorno.
Ci scandalizziamo spesso nel vedere orrori che devastano il mondo come guerre e carestie, ma il male che più abbiamo vicino, non riusciamo a vederlo: compriamo bevande di persone che fanno soldi grazie a cirrosi e incidenti stradali, diamo i soldi della droga ad associazioni a delinquere e malavitosi, spendiamo per sigarette che danneggiano noi e chi ci sta accanto. Questa denuncia parte proprio dalla X, dallo Straight Edge e dalla Youth Crew, ma soprattutto dal rispetto verso la nostra persona.
Spero con questo articolo di avervi fatto rivalutare la sbronza del sabato sera e avervi dato nuovi occhi con cui guardare il mondo, ma soprattutto di tenere a mente che la più grande soddisfazione è stare lucidi, coscienziosi di quello che ci circonda, una goccia bianca in un vasto mare nero.