martedì 12 febbraio 2013

Fornelli Assassini

Lorenzo Sciurti


Non mi piace andare a mangiare dai miei amici; non è per la compagnia, per carità, piuttosto il problema è convivere con l’idea che un pasto così, date le capacità culinarie di mia mamma, lo rifarò, se va bene, una settimana dopo.
Esatto, mia mamma in cucina è come un piromane in una fabbrica di fuochi d’artificio: disastro (se non botto!)assicurato.
Il che è abbastanza strano considerando che molto probabilmente la cucina di mia nonna è la migliore che abbia mai provato: sembra impossibile, ma nemmeno una briciola della sua esperienza è entrato nella testa di mia madre.
Ciò è dimostrabile con un divertente aneddoto che amo raccontare: una volta cotta la torta, dato che era venuta troppo dura, mia madre, scocciata, l’ha presa e scagliata contro il muro; risultato: la torta non si è rotta ed è rimasto il segno sulla parete.
“Errare humanum est, perseverare diabolicum” dicevano i latini, “Non sono una cuoca, lo so, ma assaggiate questo” dice mia mamma e non mi sembra che ci sia tanta differenza! A parole o espressioni come “è un esperimento”, “mhm, non è venuto tanto bene questa volta”, “avevo finito il burro e quindi ho messo la panna”, io e mia sorella abbiamo una reazione simile a quando si incontra un cartello “alto voltaggio: pericolo di morte” o “zona estremamente radioattiva”.
Fatto sta che appena possibile scappiamo a magiare dalla nonna dove siamo sicuri di trovare cibo degno di questo nome.
Con quei marchingegni malefici che tiene costantemente in mano è evidente che si impegni e ci dispiace smorzare l’entusiasmo della domanda “com’è venuto?” quindi spesso ingoiamo bocconi amari (nel vero senso della parola) e con un sorriso falso come Giuda, le lacrime agli occhi e sensazioni indescrivibili dalla gola in giù, mentiamo con un “sì, buono”; la sua risposta naturalmente è che è una fortuna dato che ha sbagliato le dosi e ne avremo per una settimana!
E’ già successo, ad esempio, che il minestroni duri per sei giorni mangiandolo in quattro sia a pranzo sia a cena. Ultimamente si sta sforzando per invitare i miei amici a mangiare da noi ma, sarà per l’aura oscura che sprigiona il suo antro (la cucina), sarà per il fatto che i genitori dei possibile avventori probabilmente non sono pronti ad affrontare questa perdita prematura, non ci è ancora riuscita.
Non va sempre male: bisogna ammettere che la torta di verdura le viene bene, peccato che “devo allenarmi con il resto, quella ormai sono capace” e anche con la pasta con olio e formaggio se la cava (siamo arrivati al punto di esultare quando si mangia la pasta in bianco):
In ogni caso sono sicuro che diventerà una cuoca abilissima e migliore di molte altre.
P.S. L’ultima frase naturalmente non è mia, ma senza non avrei mai avuto il permesso di far pubblicare questo articolo.

STRAIGHT EDGE


Luca Bottazzi

Nella società di oggi, penso che tutti abbiano sentito parlare di culture e sub-culture giovanili; il dilemma di “essere” o “apparire“ lo vivevano già gli antichi greci e questo fenomeno filosofico e psicologico si è evoluto parecchio nella storia umana fino ad arrivare nei tempi nostri irrisolto, e ancora oggi ci troviamo, soprattutto in periodo adolescenziale, in compagnia di amici con una mirata passione verso un particolare tipo di musica o moda, spesso di natura passeggera.
Abbiamo visto gli Hippie , i Metallari, i Punkettoni, i Truzzi e chi più ne ha più ne metta! In questo ultimo secolo si è parlato di tutto e di più, arrivando a dare appellativi e nomignoli stupidi, etichette a qualsiasi cosa, e ciò ha comportato tutta una lista di stereotipi di diverso genere per qualsiasi “categoria”.
Volevo con questa breve introduzione aprirvi gli occhi su uno di questi gruppi, in particolare sul panorama musicale Punk: avete presente quei tipi loschi un po’ scoppiati, con i crestoni verdi, tatuaggi, piercing , dilatatori alle orecchie, punte e cose spaventose addosso ? Bhe, non è sempre stato così.
Siamo negli anni ’80, di preciso nel 1981, quando il gruppo Minor Threat lasciò all’umanità uno dei pezzi più significativi dell’Hardcore Punk dell’epoca; si tratta del brano “Straight Edge”.
La canzone recitava testualmente il rifiuto al nichilismo, che tanto aveva caratterizzato gli anni ’70 dei Sex Pistols e sosteneva l’astinenza da qualsiasi tipo di droga, tabacco, alcool e rapporti occasionali con sconosciuti.
L’intero testo era dedicato a un amico di Ian MacKaye, autore del testo, morto proprio grazie all’abuso di sostanze nocive, e fu scritto sulla sua lapide.
Il simbolo della X divenne presto bandiera ufficiale della sub-cultura,e non a caso, dato che nei pub americani era il simbolo per contraddistinguere chi non poteva prendere alcolici.
Prese forma e diventò una vera e propria filosofia di vita, dedita alla “Positività” e alla “Concentrazione”; proprio a livello musicale esplose in etichette discografiche e gruppi, creando un solida presenza soprattutto nella zona di Washington DC. Ma la diffusione era appena cominciata; nella metà della stessa decade, gli Youth of Today, ovvero “i giovani d’oggi”, decisero anche loro di dare un contributo musicale incidendo il brano Youth Crew: ai valori dello Straight Edge si aggiunse così un valido contributo alla sostenibilità ambientale, alla rivolta pacifica e all’impegno politico, e fu introdotto il veganismo.
 Lo Straight Edge venne incorporato dalla Youth Crew, e ancora oggi in diversi concerti si possono vedere delle X disegnate sulle mani di ragazzi.
La musica forte e breve, concitata, la poesia dei testi e la rabbia giovanile sono le uniche cose che creavano uno stato di euforia e alterazione che nessuna droga è in grado di dare: la lucidità, la consapevolezza di essere dentro a un impegno concreto e giusto, dedito alla sanità verso di noi e verso coloro che ci stanno attorno.
Ci scandalizziamo spesso nel vedere orrori che devastano il mondo come guerre e carestie, ma il male che più abbiamo vicino, non riusciamo a vederlo: compriamo bevande di persone che fanno soldi grazie a cirrosi e incidenti stradali, diamo i soldi della droga ad associazioni a delinquere e malavitosi, spendiamo per sigarette che danneggiano noi e chi ci sta accanto. Questa denuncia parte proprio dalla X, dallo Straight Edge e dalla Youth Crew, ma soprattutto dal rispetto verso la nostra persona.
Spero con questo articolo di avervi fatto rivalutare la sbronza del sabato sera e avervi dato nuovi occhi con cui guardare il mondo, ma soprattutto di tenere a mente che la più grande soddisfazione è stare lucidi, coscienziosi di quello che ci circonda, una goccia bianca in un vasto mare nero.

L’estrazione (momenti di pura angoscia quotidiana)

Andrea Bottazzi

Lo faccio domani, tanto è robetta facile.
Lo faccio stasera, in classe mi sembrava di aver capito.
Vabbè ormai è tardi, domani mattina gli darò un’occhiata.
Ecco riassunto il mio complicato rapporto di posticipazione con lo studio: sempre la stessa storia quasi ogni giorno. Perché ? Bella domanda, insomma… forse perché le cose studiate all’ultimo rimangono impresse meglio (quando mai?) o molto probabilmente perché sono pigro e disorganizzato. Ma ad una parte di me piace credere che io sia fortunato durante “l’estrazione”.
Ogni classe gli affibbia un nome emblematico: c’è chi la chiama “il sorteggio”, chi “l’esecuzione”, chi “la passeggiata al patibolo” e nel mio breve percorso di scolaro ne ho sentite di tutti i generi.
È la temuta interrogazione, ovviamente senza turni, un confronto orale con il professore che quando è inaspettato colpisce freddo come un serial killer.
Mi ricordo di un fatidico Lunedì di fine Settembre, avevo passato la Domenica gozzovigliando spaparanzato sul divano a bruciarmi i neuroni davanti alla televisione, e mi ero ridotto a leggere l’argomento una sola volta la mattina con un occhio chiuso. Entrato in classe e preso il mio posto, attesi l’arrivo della prof rileggendolo velocemente per la seconda volta, ma senza preoccupazione: non mi aspettavo interrogasse.
Ma all’affermazione: “Bene, cominciamo le interrogazioni” la temperatura in classe si abbassò improvvisamente. Sguardi angosciati, bisbigli di perplessità, risate isteriche, preghiere veloci mentre io nella più assoluta finta tranquillità dissi alla mia vicina di banco: ”Lo sapevo”.
Ero abituato a quel genere di situazioni, bastava stare assente un giorno e non preoccuparsi del fatto che la classe potesse esser stata informata dell’interrogazione l’indomani, e in quei momenti come un giocatore professionale di Poker che và All in al buio mi affidavo solo ed esclusivamente al fato; è spesso mi andava bene.
Essere stato quattro volte consecutive nell’ultimo turno negli anni precedenti mi aveva reso sicuro della mi fortuna, ma per quanto poteva ancora andare avanti? Scrutavo i miei compagni, qualche occhiata di solidarietà e complicità mentre la prof sfogliava il libro in cerca della pagina sentenziante. Pochi secondi che sembravano durare un’eternità, il battito cardiaco accelerava, il respiro si faceva più pesante, brividi lungo la schiena e una sensazione brutale di freddo in tutto il corpo; Poi il giudizio. Numero 22, si ancora una volta avevo vinto, ancora una volta ero riuscito a posticipare; i miei compagni tiravano sospiri di sollievo, c’è chi ringraziava la madonna o chi esultava senza contegno.
Ma quel giorno c’era un’assente, proprio il numero 22, e l’angoscia calò nuovamente senza dare il tempo di riflettere; ma l’attesa durò poco poiché l’addizione (metodo preferito nei casi di un numero a due cifre e assenti) era presto fatta. Il numero 4 era il prescelto; ma chi era il numero 4? Con il nuovo ordinamento della classe non avevo ancora memorizzato …Ah, “Organo Genitale Maschile”. Ovviamente io, che dopo una serie ineguagliabile di vittorie ero caduto in battaglia, ripassando velocemente in corner le parole chiavi dell’argomento e avviandomi con passo cadenzato verso la cattedra, con la sensazione di esser stato pugnalato alla schiena
Per forza di cose ci deve essere una morale, perché fa molto “cool” fare i perbenisti, quindi il mio consiglio è cercare di combattere quel mostro che è la pigrizia e affrontare lo studio poco per volta e sovente, perché nonostante questi momenti di pura angoscia in futuro possano regalare grasse risate (almeno spero, l’intento era quello) un 8 tondo e panciuto fanno sempre comodo di un accaparrato 6-- ottenuto solo grazie all’eventuale simpatia che la prof prova per te.

giovedì 20 dicembre 2012

Lady Toriale

Giulia Bottaro & Veronica Repetti

Cari ragazzi e ragazze dell’Amaldi-Doria, vi presentiamo l'edizione natalizia/finedelmondizia nonché secondo numero del Giornalino.
Speriamo di poter riconfermare le vostre aspettative e di superarle -cosa che accadrà sicuramente.
Siete pronti a gonfiarvi di panettone (quelli di Ascolta l'Africa)? A dichiararvi battaglia di datteri? Ad alzare il gomito affrontare in modo consapevole la notte di San Silvestro? A trovare tanto carbone nella vostra calzetta (sicuri che non sia solo sporca?)?

Beh, ma chissenefrega delle feste. Il mondo finisce domani, no?
No.
Questa dovrebbe essere la nostra ultima pubblicazione?
No.
Le nostre giuovini vite verranno recise proprio mentre saremo a scuola, all'apice dell'apprendimento?
No, no e no.

Non vi diremo di correre a confessare i vostri sentimenti più intimi a ignari sconosciuti, né di rendere pubbliche le vostre idee più inedite (ricordatevi che il copyright è importante), né di mandare a cagare le autorità , né di strafogarvi di torte se avete il diabete, né di buttare libri scolastici dalla finestra, né di girare nudi per strada per affermare le vostre libertà, né di andare a rubare nei negozi tentando di anticipare i saldi di gennaio che non arriveranno mai, e così via.
Il mondo potrebbe non finire, ma la vostra vita sociale sì.

Quindi, calmate gli spiriti e niente panico! Approfittatene per organizzare feste, pizzate e quant'altro. Divertiamoci, siamo giovani! (consapevolmente, però)

Ah, ma soprattutto, quasi dimenticavamo, prima dell'eventuale fine del mondo: leggete il nostro Giornalino!

Vi auguriamo felici feste.

Riflessioni casuali sul concetto di “fama”



Pietro Rampini

A causa dei mezzi di informazione del giorno d’oggi vediamo sempre più spesso alcune persone diventare “famose” e per un tempo sempre più breve. Si prendano ad esempio i concorrenti dei cosiddetti “reality show”: vengono osservati ogni giorno da migliaia di persone che (e questo, a mio parere, è molto triste) a quanto pare non hanno nulla di meglio da fare. Una volta terminato il programma  i loro nomi rimangono sulla bocca di tutti per qualche tempo. Se lo meritano: non hanno fatto nulla per dei mesi e sono stati profumatamente remunerati. Nel giro di un paio d’anni quelli che “esistono” ancora sono veramente pochi.

I “talent show” sono fatti della stessa pasta, ma hanno leggermente più significato: almeno chi vince sa fare qualcosa di particolare, e lo sa fare bene…  Sono opportunità per lanciare qualcuno che sogna di diventare famoso per ciò che è in grado di “fare”, nonostante, in fondo, si tratti sempre della solita spazzatura del piccolo schermo e la celebrità ottenuta sia spesso alquanto effimera.

La fama guadagnata tramite internet è, a mio parere, più “accessibile” e talvolta meritata. Molti l’hanno ottenuta, per esempio, pubblicando un proprio video su Youtube: troviamo su questo sito chi fa sorridere, chi racconta verità interessanti, chi dà lezioni di qualunque disciplina e chi, semplicemente, esibisce il proprio talento, ma una cosa è comune a tutti: una volta conquistato il “pubblico” con un primo video, possono stare certi che i loro fans andranno immediatamente a vedere il secondo non appena verrà pubblicato.

Questa può senz’altro essere definita “fama”, sebbene sia circoscritta al solo mondo di internet e spesso limitata.

Passiamo adesso ad un punto di vista ancora più all’ordine del giorno, al sito più accessibile: Facebook.

La finta “fama” proposta da questa piattaforma sociale potrebbe essere targata da alcuni come “droga pericolosa”. Esistono persone che commetterebbero reati pur di ottenere un elevato numero di “mi piace”.

Certo, ammetto che finchè si tratta di constatare che la frase scritta o l’ultima foto pubblicata hanno ottenuto successo, è normale che faccia piacere ottenere consensi. Quando si tratta invece di scrivere, pubblicare o addirittura (e soprattutto) copiare idee altrui per ricevere degli insulsi “mi piace”, allora secondo me si varcano i limiti del buon senso. A cosa servono? A quanto pare esistono persone che ci comprano la focaccia dal panettiere, coi “mi piace”.

Questo è un esempio del concetto di “fama” che vige sui “social network”. Una volta conquistata la celebrità desiderata e un elevato numero di amici (sconosciuti almeno al 60%), basta scrivere “ciao” per ottenere qualche centinaio di “mi piace”.

Non ho niente contro il gesto in sé: l’incredibile, anzi, l’inconcepibile è il potere che ha questa falsa “fama” sulle persone che sentono, a quanto pare, il bisogno di ottenerla.

Tornando ad un discorso più ampio, ora che ho parlato di queste sfaccettature della fama dovrei almeno definirla; proponiamo alcuni sinonimi: “reputazione, stima, rinomanza: buona, cattiva, grande fama, celebrità, notorietà, grido”, come dice il dizionario. E’ molto oggettivo e non possiamo certo accontentarci, ma emerge un particolare che finora non avevamo ancora considerato: la fama può essere cattiva. Fai una figuraccia? Grazie ai social network tutti lo sapranno nel giro di mezz’ora! Vieni colto in una foto imbarazzante? Non temere, la vedrà chiunque!

Dopo questo excursus possiamo nuovamente analizzare il significato generale del termine: alla fine dei conti è semplicemente l’”essere conosciuti e riconosciuti da tutti”. C’è chi pensa, però, che la vera celebrità sia quella imperitura, quella dei grandi della storia e della letteratura. Come dargli torto? Il “famoso” duro e puro viene ricordato per sempre da tutte le generazioni che, volenti o nolenti, dovranno studiarne persino la vita nei dettagli. Condivido in pieno questo pensiero e aggiungo che le persone che meritano veramente di essere ricordate sono quelle che hanno lasciato qualcosa all’umanità, da un libro, a un film, a un’invenzione di utilità pratica, ad un’opera d’arte, da una canzone ad una tecnica per suonare, da un grande dono fatto al genere umano, a profonde e infinite emozioni regalate ai proprio fans, e molto altro.

Ma, in fondo, non m’importa che tu sia famoso, schiavo di Facebook, vincitore di un reality show o altro. Non m’importa se tu, lettore, hai capito quello che ho scritto in questo articolo, se condividi le mie riflessioni (molte delle quali anche abbastanza campate per aria, lo ammetto), se hai seguito ogni singola frase con tutto te stesso o se ti rimarrà qualcosa una volta finito di leggere. Quello che mi importa veramente troppo, più di un’altra cosa al mondo, è che tu mi metta “mi piace”.

Novità Cinematografiche che la pigrizia ci impedirà di cogliere

Alessandro Tacchino


Ragazzi, si avvicina il Natale; e so che con questa rivelazione potrei anche aver turbato i più fragili, emotivamente parlando, ma mi sentivo in dovere di informarvi. E diciamo pure che non tutti hanno una voglia matta di andare al cinema, la suddetta sera, nonostante in sala ci sia uno dei film più attesi della storia: "Lo Hobbit, Un Viaggio Inaspettato". Infatti, onde conservare tutti i miei lettori, che immagino quanti possano essere, non lo recensirò, ma vi consiglierò amabilmente i lungometraggi che potrete guardare sdraiati in modo scomposto sul vostro divano (ovvero, i dvd del mese). Dobbiamo confessarlo, anche a noi stessi: dopo il pranzo di Natale, dopo aver finto allegria e generosità per tutta la durata della visita dei parenti e, soprattutto, dopo il primo cedimento delle gambe, costrette a sorreggere i venti chili di lasagne o ravioli o altri piatti tradizionali ingurgitati tra una risata e l'altra, non si ha voglia di fare niente. E' inevitabile, è un peccato perché ci sarebbero ancora i piatti da mettere in lavastoviglie, il pavimento da spazzare, ma la pigrizia che ci pervade si impone come una divinità, e noi, sempre ligi alla religione, la rispettiamo. Bene, ora che siamo seduti come un Buddha di ceramica sulla nostra poltrona sfondata preferita, e nella speranza di avere il telecomando accanto e il dvd inserito, il mondo fuori potrebbe anche venire giù come un castello di carte e a noi non potrebbe importare meno. Ma, nel caso il prodigioso disco non sia inserito, quale scegliere? So che era una domanda pressante e fondamentale per la serenità della vostra esistenza, perciò vi darò la risposta (no, non ringraziatemi vi prego, lo faccio con il cuore). Se proprio vi va di saperlo, io, giusto per sfidare la sorte sino all'ultimo momento, mi riguarderei "2012", e riderei di tutte le scemenze apocalittiche che pronostica e che, se siamo qui a guardarlo, si sono rivelate ciccate, per usare un termine che va di questi tempi. Diciamo che se già due risate ce le facevamo prima a vedere quella limousine che sfrecciava più veloce di una Porsche con la fine del mondo alle spalle, sempre, però, con il timore reverenziale riservato al futuro, davanti al televisore, la pancia piena di schifezze e panettoni di Ascolta l'Africa®, non potremo trattenerci da irriverenti prese in giro e da inviti poco educati a dirigersi in un posto che inizia con "fan" e finisce con "ulo". Però, potreste anche volervi rilassare un po', dunque vi informo che per Natale non è previsto alcun film rilassante, solo sparatutto e complesse e drammatiche storie d'amore. Ma niente panico, se sotto l'albero troverete "Madascar 3", avrete a disposizione la giusta dose di demenza per non pensare a niente e addormentarvi tra una risatina e l'altra. Abbiamo invece un Natale pieno di supereroi (si vede che la paura dell'Apocalisse ha toccato anche gli alti vertici delle classi sociali), con i film "The Amazing Spider-Man" e "Il Cavaliere Oscuro, Il Ritorno". Premetto di avere una passione per entrambi gli eroi presentati, ma, ragazzi, vi garantisco che non riceverete alcuna delusione, anzi, in alcuni casi si andrà oltre le aspettative. Abbiamo, è vero, l'incognita di un nuovo Peter Parker e la deviazione rispetto alla tanta acclamata trilogia (no, scusate, tanto acclamato era solo il primo episodio, gli altri due sono stati un flop), ma l'attore Andrew Garfield interpreta in modo quasi impeccabile i possibili turbamenti di un adolescente che si ritrova a essere per metà ragno, e non sono pochi. Nel ritorno di Batman, be', che dire, abbiamo la garanzia di quel mostro del cinema che è Christopher Nolan che, eccezion fatta per un errore tecnico spaventoso che non rivelerò, ci propone l'ultimo (?) capitolo della trilogia del Cavaliere Oscuro con un ritmo incalzante e la tensione alta costante. Niente da dire poi sulle storie d'amore strappalacrime, che se qualcuno avesse voglia di sorbirsele (perdonate ancora il linguaggio), la scelta sarebbe molto ampia e ho anche letto che questi film fanno dimagrire! O forse erano i film horror a farlo, non mi ricordo. Comunque a me non piacciono le commedie romantiche, quindi non ve ne consiglio. Ma approfitto di quest'ultima riga per fare lo sdolcinato: auguri a tutti di un buon Natale, mi raccomando non siate troppo materialisti nel chiedere regali, pensate anche alla pace nel Mondo e alle cose belle come l'amore e le farfalle e la neve. So che non lo farete, non lo farò neanch'io, però dovremmo, invece di dormicchiare stravaccati sul divano a guardare i propri genitori sparecchiare e spazzare e impacchettare avanzi…


 No, ragazzi, stavo scherzando, è una delle poche soddisfazioni del Natale, non togliamocela.


Buon Natale.

Acnefobia

Veronica Repetti

Presto, sul grande schermo, l’imperdibile lotta dell’umanità contro una minaccia di dimensioni ‘ormonali’, che distruggerà il mondo dalle sue stesse viscere, spargendo sangue e pus al suo passaggio. Chi si salverà? Chi riuscirà a sconfiggere l’invasione aliena di follicoli infiammati e comedoni?
Spesso, davanti allo specchio, ho sentito l’ispirazione per un fenomeno cinematografico di successo mondiale, ma, poi, mi sono ricordata di essere solo una banalissima adolescente, con qualche brufolo di troppo e un’uscita che poteva essere salvata solo dall’intervento di dosi cospicue di fondotinta.
A quasi tutti, credo, sarà capitato almeno una volta di dover fare i conti (magari in modo meno drammatico rispetto al mio) con l’acne.
Esso è un disturbo di origine europea (sempre tutte le fortune, eh?) che lenisce la normale secrezione di sebo della pelle; le  zone più colpite da essa sono: viso, spalle, schiena e  petto.
Informandomi, ho scoperto che le cause sono molteplici, perciò, per cercare di attenuare l’impatto psicologico che potrebbe provocare tale conoscenza, affronterò l’argomento con la massima propensione verso l’Epicureismo, dottrina che “subordina tutta la ricerca filosofica all'esigenza di garantire all'uomo la tranquillità dello spirito”, come mi suggerisce Wikipedia.
Una delle cause principali è il cattivo trattamento della zona affetta, soprattutto se si tratta del viso, infatti molto spesso l’uso di cosmetici determina l’irritazione cutanea e ne provoca l’arrossamento, nonché i fastidiosi “rigonfiamenti”, perciò è semplicemente consigliabile per un certo periodo evitare l’uso di trucchi (nel frattempo imparando a convivere con i follicoli mutanti); lo stress può essere determinante in certi casi, infatti l’accumulo di depressione e preoccupazioni può portare a uno sfogo della pelle, che si risolverà non appena avrete trovato una sorta di pace interiore (buona fortuna); l’alimentazione influenza moltissimo l’affluenza di detestabili vulcani cutanei, per questo sono da limitare i latticini, gli zuccheri, gli alcolici e i grassi (favorendo possibilmente l’inedia); l’acne è associata alla pubertà, quindi non crucciatevi, presto passerà in modo quasi indolore, sempre che non veniate inglobati dai vostri stessi punti neri (ah, no, tranquilli, quelli erano i buchi!); il ciclo mestruale favorisce la nascita dei nostri amici scoppiettanti, ma anche in questo caso non serve preoccuparsi, se ne andranno insieme ai malumori e i dolori lancinanti in meno di una settimana (durante la quale incontrerete sicuramente l’amore della vostra vita, che scapperà indignato per non tornare mai più); in alcuni casi di gravidanza il fenomeno dei foruncoli può accentuarsi, ma anche questo, in 9 mesi circa, sarà solo un ricordo (c’è davvero qualcuna che mentre è incinta si preoccupa dei brufoli? Fosse quello il problema!)
Insomma, tutti noi possiamo essere soggetti a sfoghi d’acne, la domanda è: come liberarsene?
Sono milioni i prodotti consigliati per la pelle, tra risciacqui, scrub e tonici, in molti consigliano invece rimedi naturali, che sono facilmente reperibili in erboristeria, ma anche in un orto ben fornito. Alcuni tramandano la leggenda del dentifricio purificatore, altri consigliano di schiacciare i brufoli per “espellerne” il corpo e il pus, altri ancora sconsigliano invece la suddetta pratica, predicendo terribili secrezioni di sebo che porterebbero solo a moltiplicazioni del problema.
Insomma, purtroppo, non sono in grado di fornirvi una risposta certa. Io stessa, molto spesso, mi affido un po’ al caso, incrociando le dita e svolgendo riti apotropaici improbabili.
Ma forse non tutti i mali vengono a nuocere.
O forse, semplicemente, non tutti i mali sono risolvibili.
Non volontariamente, almeno.
Quindi non torturiamoci psicologicamente: la nostra pelle è già abbastanza martoriata di suo.