giovedì 20 dicembre 2012

Cosa faresti se il mondo finisse domani?

Marta Ferrarazzo


Un pomeriggio in cui stranamente non ero sommersa dalla studio stavo navigando fra i più disparati siti della rete alla ricerca di ispirazioni per il mio articolo, quando mi sono imbattuta nella notizia che ha monopolizzato gli ultimi dieci mesi: “Il 21 dicembre il mondo finirà”. 
Non ho mai creduto a nulla del genere. 
Il fatto è che siamo arrivati a novembre, e seguendo il calendario dei nostri pessimistici predecessori (i Maya), la Terra dovrebbe vedere la sua fine fra meno di un mese. “Ho solo quattro misere settimane di vita?!”questa è la domanda che sorge spontanea. In effetti, gli ultimi aggiornamenti sul caso (ciascuno affermante di essere “l’unico e originale” e di provenire “direttamente dalla NASA”) sembrano proprio avvalorare l’ipotesi della fine del mondo. Si parla di terribili tempeste solari, apocalittici allineamenti di pianeti e tragici impatti sul suolo terrestre da parte di asteroidi di dimensioni ciclopiche. Come ho già detto, non ho mai preso molto sul serio queste affermazioni. Ma per la prima volta mi sono fermata e posta questa domanda: “E se fosse vero?!” Già: poniamo il caso che, mentre ci troviamo seduti belli comodi sul divano a caccia di programmi interessanti, ci appaia Obama sullo schermo che, col cuore affranto, ci avvisa che il mondo finirà davvero (povero Barack, appena rieletto e già si trova a fare i conti con disastri naturali). A parte il fatto che non potrà mai succedere nulla di tutto questo, perché nelle pellicole fantascientifiche gli ultimi che vengono a sapere della fine del mondo sono i civili, che cosa faremmo a questo punto? Di sicuro, inizialmente, rimarremmo lì imbambolati, col telecomando che ci cade dalle mani e gli occhi spalancati. Poi correremmo a guardare sul calendario per verificare che non sia il primo d’aprile e che non sia stato tutto un scherzo (ah no giusto, siamo a novembre). Infine, dopo esserci rassegnati al triste destino, ci risiederemmo sul divano. E cominceremmo a pensare. O almeno, io lo farei. Innanzitutto penserei a come potrei impiegare queste quattro settimane (tanto le catastrofi cominciano sempre da New York, quindi prima che arrivi in Europa passerà più di un mese): oltre a provare tutto quello che ho sempre sognato di fare (come lanciarmi col paracadute dal Cristo Redentore di Rio de Janeiro, fare sci d’acqua, andare in vacanza alle Hawaii e… no, a New York non ci vado più), mi verrebbe da riflettere sulla vita. Esatto, cadrei in una profonda analisi filosofica e psicologica (dopotutto sono delle Scienze Umane) dei momenti che ho trascorso, della mia permanenza sulla Terra di soli…15 anni. 15 anni?! Sono veramente pochi se penso a tutto il tempo che ha preceduto la mia nascita. Eppure sono bastati a farmi capire che il mondo è un luogo del tutto strano e incomprensibile: la natura ci inganna, ci illude di averla sottomessa, ci fa credere di essere i re del mondo… e poi, quando meno ce l’aspettiamo, ci toglie tutto, e ci mostra CHI comanda veramente. Comanda il Mondo, non l’uomo. E allora arrivano le lacrime, i rimpianti, le urla, ma ormai è troppo tardi… e cosa può fare l’uomo contro tale potenza?! Niente. Solo riprovare. E attendere un’altra catastrofe. È una visione un po’ pessimista, lo ammetto, ma sono sempre più convinta che la vita sia un insensato circolo naturale, in cui a noi a volte emergiamo e a volte soccombiamo, e a seconda di come capita ci troviamo in posizioni favorevoli e sfavorevoli. Certo, possiamo prendere decisioni, vie diverse, ma alla fine saremo sempre un po’ influenzati dal circolo naturale. E allora, se la vita è così incostante, perché stare al mondo? La verità è che non l’abbiamo scelto noi. Ma se anche avessimo potuto, penso che ognuno di noi avrebbe voluto provare l’eccitazione di VIVERE. Perché l’uomo, purtroppo o per fortuna, ha tendenze leggermente masochiste: lui ama mettersi alla prova, perdere, riprovare, vincere, non accontentarsi, riprovare, perdere di nuovo, rivincere… e forse è proprio questo il bello di vivere: una lotta continua, stancante, ma una lotta felice, perché compiuta con chi amiamo al nostro fianco. Bè, se non altro ora so cosa farei se il mondo finisse tra non molti giorni. Penserei e, dopo, scriverei le mie riflessioni. E voi che fareste? Aspettereste inermi la catastrofe o lottereste per salvare l’Umanità? Non sarebbe male se ognuno dicesse la sua. Soprattutto ora che per scrivere un commento non si deve neanche fare la fatica di prendere in mano la penna (ci pensa il computer).
Va bene, devo ammettere che come articolo del numero natalizio è un po’ troppo serio, ma che volete farci, quando arriva l’ispirazione…
Sapete una cosa? A dire il vero mi sono accorta che sulla rete c’era anche un’altra notizia “ufficiale” in cui si smentiva tutto… niente fine del mondo, quindi. “E allora perché hai scritto questo articolo?!” Avete ragione. Non lo so nemmeno io. Forse solo per riempire lo spazio bianco o perché… volevo farvi capire quanto il nostro mondo sia importante, e quanto io lo ami, nonostante tutti i suoi difetti.

Top 10 foods you must try before you die

Simona Bisiani

1. Salty liquorice – people who know me well will probably snort reading this, but I'm serious. A life without those candies is not worth living. Basically, when you eat one of them you feel like a fire is burning within the tissues of your body, a sensation difficult to stand. The only thing to do is to yield to the emotion that pervades you. Not many people survive this experience. Are you going to be part of the chosen ones? At least try – then tell me.

2.THE CHICKEN MAYO SANDWICH - if you have ever been to the UK, you probably complaint about the terrible quality of the food served there. But, after being affected by the English fixation for the junk food, I decided to convert myself and to worship a new God. The Chicken Mayo creator. His sons, lovely sandwiches filled with a mixture of cooked chicken and mayo cream (without garlic), are everywhere, you can find them at Sainsbury's, at Marks and Spencer, at Tesco or even at the chic Waitrose. The price is low, and it's definitively healthier than food sold in chains like Mc Donald's or KFC.

3.Normal chips with tacos spices - when I realised that the food I had always been eating was boring, I decided to create something new with just one target: it had to be crunchy and tasty. So why don't put together chips, the crunchiest food ever, and mexican tacos spices, well known for their strong flavor?
The result is a concrete satisfaction of your appetite! Nothing could be more easier.

4. Bagel (or beigel) – Created in Poland, this round shaped bread will just seduce your senses with its particular sweet taste and tenderness due to the butter added to the filling. I developed the idea that it is born to satisfy the hunger of the very early morning, after a night of wandering in the city streets under the effect of strong cans of cider, but the true story is far more interesting and has deep roots in the Jewish and Polish tradition.

5. ELK Meatballs (strictly with blueberry jam) - never tried? This amazing dish, a tipical Swedish one, reminds me the scandinavian atmosphere of the lunchtime in the veranda, after pulling up the national flag with a consequent feeling of patriotism. A tender meat easy to cook, usually accompanied by potatoes. If you want to get out of the italian carbohydrates diet, check this meal out. Eating that in a house full of furniture from IKEA increase the sensation of full immersion in the Lapponian country.

6.brussel sprouts – a dietist, reading my list, would probably feel sick at this point. But the truth is that sometimes even vegetables can occupy a ranking in a top 10 even when it is not the one of the dishes you should never try. Omitting for this time the several benefits of the brussel sprouts, I truly suggest you to try them, boiled in water with both sugar and salt. Simple taste, lovely to see, easy to prepare, and the result is the feeling of being a healthy person for once in your life.

7.Empanadas – no one should ignore what this Argentinian food represents. A filling of spicy meat or vegetables covered by a crunchy paste, well done in the oven. I suggest you to try this one in the streets, in a market with food from different cultures. It is like being transported to South America and its 'ambiente caliente' with strong feelings for the tradition and love for food strictly made in Argentina.

8.Bacio della strega – Once upon a time a witch lived in a cave. Every time a man came by her den, she seduced and killed him with a magic poison hidden inside some irresistible sweets. The only person who survived, a child whose parents told him not to accept candies from strangers, told the story to the world. Well, the candies were reproduced in a small village in the mountains near Genova. Chocolate and muesli mixed together, is there a greater combination of elements?

9.the guacamole ice-cream – Actually, I have never tried it. But a friend who was in Tenerife told me that, after tasting it, he could not imagine his life without it anymore. Even if I usually believe to myself only, I have decided to give space to this proposal, with the willingness to try it in the future. One thing is left to say: if eating this ice-cream requires going to the Canary islands, then, Tenerife, I'm coming!

10.The wok to walk box – The first time I ate it was in Barcelona. Then I found it in Amsterdam, before discovering that in London there is a store as well. Well, I want to explain how it works. You enter the shop, you take a list and a pencil, you sit on a chair and then, OMG, you tick what you want to put in your take away box, you write your name on the top of the piece of paper, then you give it to a chef and you wait it for it to get ready. The variety of ingredients is countless, the sauces are amazing, and the price is very low! The best thing is that you start by deciding the ingredients yourself, then the staff just make it become better than you would imagine. 

La posta del cuore di Maria Carluccia.

Cara Maria Carluccia, ho sedici anni e sto con la mia ragazza da ormai sette mesi e mi sento pronto: voglio convincerla a compiere "il grande passo". Come posso dirglielo in modo delicato?
Con affetto, Gerardo.

Caro Gerardo, è bello che di questi tempi ci siano ancora giovani che credono nel matrimonio. Io punterei su qualcosa di classico e romantico: una cenetta a lume di candela, tu che ti inginocchi e le mostri l'anello. Sicuramente lei apprezzerà, e ti dirà di sì! Ti consiglio di prenotare già il viaggio di nozze, ma di lasciare a lei la scelta della location.
M.C.


Cara Maria Carluccia, da un po' di tempo il mio ragazzo mi evita; non mi bacia più, quando usciamo non mi vuole tenere per mano, non vuole che su Facebook vengano pubblicate le nostre foto insieme, quando siamo in gruppo si allontana... Secondo te si vergogna di me?
Lucilla

Cara Lucilla, non sarà un problema di alitosi? Vuoi un consiglio della nonna? Mischia in un bicchiere due cucchiai d'aceto, un po' d'aglio grattugiato, del caffè in polvere e della cenere di sigaretta, che regala un tono unico all'aroma. Con me funziona! Non vedi quanti uomini mi vogliono baciare?
 M.C.


Cara Maria Carluccia, tutti i giorni all'intervallo vedo una ragazza che fuma sigarette bianche e lunghe, ha un'aria molto chic e seducente, ma non mi guarda mai. Come faccio ad attirare la sua attenzione?
Alfio

Caro Alfio, ho io la soluzione per te. La prossima volta vai da lei e con aria decisa prendile la sigaretta dalle labbra: finalmente ti guarderà e i tuoi occhi potranno lanciare la scintilla. Quando ormai sarà rimasta confusa dal tuo sguardo folgorante, scappa (sempre tenendo la sigaretta in mano)! Se ti ama, ti seguirà...
M.C.


SUPPLEMENTO NATALIZIO DE "LA POSTA DEL CUORE DI MARIA CARLUCCIA"

Cara Maria Carluccia, la mia ragazza mi ha mollato e ora sono single, ma il mio cuore appartiene ancora a lei. Vorrei passare le feste con la mia amata, come posso riconquistarla? Spero tu possa aiutarmi.
Nicolino 
P.S. detto Lino
P.P.S. a volte detto anche Nico

Caro Nicolino detto Lino a volte detto anche Nico, penso che per passare le intere feste di Natale con lei ci sia un'unica soluzione. Travestiti da albero di Natale con decorazioni, puntale e lucine e seguila ovunque, tanto in giro ci sono tantissimi alberi di Natale veri!
Potrai preoccuparti quando vedrà due alberi di Natale diversi in salotto, ma speriamo che non lo noti!
M.C.


Gli schiavi di oggi


Pietro Della Casa

Chi è uno schiavo oggi, nel 2012? Sapremmo riconoscerlo se gli stessimo vicino?
Nella splendida era delle telecomunicazioni,delle comodità e dei diritti universali di ogni uomo, questo numero, 27 milioni di schiavi, farebbe inorridire chiunque, persino gli stessi sfruttatori.
La schiavitù, un metodo di sottomissione che utilizza la violenza, la paura e la povertà ha subito un drastico cambiamento negli ultimi centocinquant’anni, ma non è mai veramente finita.
Quando vediamo una prostituta per la strada un immigrato nei campi coltivati, stiamo osservando uno schiavo? Quanto dolore,fisico e mentale, risiede nei loro corpi stanchi? E’ abbastanza per essere chiamati così? Tutti i giorni li vediamo, eppure non sappiamo cosa fare per loro.
Nel moderno Occidente lo schiavismo è coperto perfino agli occhi di chi ne è vittima, quasi non consapevole di essere un servo, nella civiltà apparentemente giusta, equilibrata ed evoluta che lo circonda.
Un tempo non era così, ma si può dire che i risultati siano gli stessi: milioni di persone private della libertà, a volte fin dalla nascita.
I neri nelle piantagioni del Sud America, il colonialismo nei paesi asiatici non esistono più, ma i loro “frutti” sono ancora ben presenti davanti agli occhi di tutti.
Le enormi dimore patrizie,splendide e perfette,simbolo della grandezza dell’Europa dell’Età Moderna sono solo un esempio della “bellezza malata” che indirettamente ha creato il lavoro di milioni di uomini senza libertà.
Riflettendo, anche oggi è così, nulla è cambiato.
I nostri cellulari, i computer all’avanguardia simboli della nostra grandezza nel mondo, non sono forse  prodotti utilizzando silicio e bauxite, minerali estratti in Africa da uomini, donne e bambini in condizioni disumane?
I libri, immagine della nostra cultura, non sono forse prodotti quasi tutti con gli alberi “strappati” alla foresta amazzonica?
Chi indossa i diamanti sa quanto sangue è stato versato per estrarli? Chi li vende che rapporto ha con la propria coscienza?
Se si eliminassero gli sfruttatori la schiavitù scomparirebbe per sempre, ma chi sono costoro?
Chi controlla gli schiavi sul campo, ad esempio in Africa, o chi vende i prodotti in Occidente?
Forse noi stessi, che siamo i consumatori, diamo senso a questa infernale catena.
L’uomo bianco sembra non voler cambiare mai, usa solo mezzi diversi per arrivare agli stessi scopi.
Il colonialismo che adoperava la violenza per conquistare e sottomettere un popolo e sfruttarlo economicamente non esiste più.
I cosiddetti Paesi in Via di Sviluppo (preferibilmente chiamati Paesi sulla Via dell’Occidente) non sono più governati formalmente dall’uomo bianco, ma grazie alla globalizzazione, al mercato libero, alle grandi multinazionali, alla distruzione della cultura originaria, le menti e il corpo delle popolazioni sono ancora controllate dall’Europa e l’America.
Sono questi i luoghi che hanno la maggior percentuale di schiavi nel mondo e forse la colpa è proprio nostra.
Il risveglio delle coscienze avvenuto negli ultimi cento anni negli stati europei ha portato alla firma della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ed a altri importanti passi avanti, purtroppo in parte aggirati da nuove organizzazioni legali e illegali che sfruttano le persone.
L’attivismo in questo campo per fortuna non conosce crisi ed è in notevole aumento e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica può certo far ben sperare, così che tutti un giorno avranno abbastanza informazioni al riguardo e sapranno come comportarsi nei confronti dello schiavo che sta di fronte a noi, lontano da noi oppure riflesso sullo specchio davanti a noi.
Perché essere consapevoli del proprio “grado” di libertà, comprendere fino a che punto arriva la nostra rassegnazione è importante in una società giustamente chiamata “la Megamacchina” dall’economista Serge Latouche, perché la maggioranza di noi è solo un ingranaggio, un componente che in quanto macchina inizia a diventare schiavo.
Dal Bangladesh dove bambine di 10 anni già si prostituiscono in monolocali guadagnando i soldi appena per mangiare, e quindi destinate a rimanere in questa situazione tutta la vita; al Giappone e alla Cina dove i bambini delle scuole medie si svegliano alle sei di mattina per studiare fino all’una di notte, le schiavitù sono molte e variegate ma tutte ugualmente inaccettabili.
Diversi secoli fa Maometto disse apertamente che lo schiavismo era ingiusto. Da quel giorno sono state fatte battaglie per liberare l’uomo. Soprattutto oggi che la parola schiavo viene attribuita a poche persone, rispetto al numero di abitanti del Pianeta, non si può smettere combattere per rendere questo mondo a misura d’uomo.
Per liberare le persone da quelle condizione che le imprigiona e  toglie loro la forza e il tempo per cercare l’unica ragione di vita, la libertà, senza la quale non può esistere la felicità.

mercoledì 19 dicembre 2012

Profèmon - gotta catch'em all!

Francesca Mignacco

Le 10.27, nevrastenia…10.28, tachicardia…e 29, panico………30! DRIIIIIIIN !
(Sì perché è messo indietro di 10 minuti, così ci sembra che finiamo prima – consolazione malsana di poveri derelitti).
Slancio fulmineo verso il corridoio, bene, non c’è ancora nessuno, ho una manciata di secondi liberi vitali e punto dritta all’obiettivo: la Macchinetta.
Assaporo con la mente il mio panino tonno pomodoro e strutto, come dice Crivelli, sperando che quegli infami dell’intervallo prima non abbiano già spazzolato tutto. Ma no, guarda, ce n’è ancora uno: luccica seducente nella plastica, il vuoto intorno, il dolce aroma di strutto che si spande nell’aria e… … e poi… … e poi un primino, solo, con una moneta in mano. <<Ehi, tu! Quello è il mio panino.>>. Primino si volta. Lunghissimo sguardo cazzuto. Di sfida! Primino vuole combattere!!!!!!!










 





Primino: <<Credevi di essere l’unico allenatore di profèmon della scuola?
Preparati a digiunare!>>
Primino mette in campo LaPiella –  Vattelapèèèèèèè!
Vai, Ride, scelgo te!
Ride usa POLVERE DI GESSO su LaPiella,
LaPiella rischia di essere paralizzata !
Ma LaPiella ha addosso SALVIETTA IGIENICA,
l’attacco è fallito!
LaPiella usa SOSTITUZIONE!
Vuoi cambiare profèmon?
Vai, Dami!
L’avversario mette in campo Il Maso.
Dami usa GOSSIP – SHOCK!
L’avversario è confuso!
Primino usa RITARDO PLUS su Il Maso,
che si ricarica con 10 caffè macchiati.
Primino mette in campo La Santa!
Primino: << I profèmon di disegno sono la mia specialità!>>
La Santa usa SQUADRELAMA! È superefficace!!

<<Non rimarrò a pancia vuota!>>
E uso NOTIZIONE su La Dami
che guadagna 125 pettegolesp.

Vai, Cosso, scelgo te!!
Primino non vuol proprio arrendersi
e mette in campo La Novelli.
Lo scontro si fa sempre più accanito…

Ma che succede??????
I due profèmon interrompono il combattimento
per parlare della Commissione Gite!

Ma che fa Primino???
Primino schiera in campo un profèmon dall’aspetto minaccioso,
anticipato dal suo inconfondibile verso:
-  Any volunteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeers ????

Ma è Mariacarla, un profèmon leggendario!
Profèdex, registralo!


Mariacarla usa I MEZZI VOTI A SUA DISCREZIONE!
È troppo potente….

CLICK!

Improvvisamente, salta la corrente! Tutta la scuola è immersa nel buio, i profèmon sono immobili, è il nero più totale, dov’è finito il mio panino ???


Contemporaneamente…


<< Ashdrubalem ticuttu, sdrigabei tracchì calecattà! >> (<<Questo gioco è una fregatura, tanto è impossibile finirlo!>>) sbotta la Filippa, spegnendo il Nintendo con un gesto di stizza.
Così, da quel giorno decise di abbandonare la passione dei videogiochi per dedicarsi al tranquillo passatempo di disegnare e colorare figure geometriche.

    Fine

mercoledì 28 novembre 2012

Le Ditoriale


Cari ragazzi e ragazze dell’Amaldi-Doria, ecco a voi il Pinguino Apocrifo, il nuovo fiammante giornalino del liceo. Quest’anno (in caso non l’aveste notato) ci siamo trasferiti su internet: che sia meglio o peggio decidetelo voi, speriamo comunque che vi piaccia come gli altri anni. Di certo, adesso, oltre a essere lettori, potete partecipare attivamente commentando i post, motivo per cui abbiamo scelto un blog e non un’altra piattaforma. Sappiamo che vi piaceva avere un po’ di tenere pagine fra le vostre mani, quindi non preoccupatevi: abbiamo pensato anche a questo! Se rivolete il “vecchio” giornalino, il procedimento è molto semplice: cliccate su Stampa dal vostro computer e potrete comodamente sfogliare la versione cartacea, direttamente da casa vostra!
Scherzi a parte, abbiamo adottato la politica di risparmio che ci è stata proposta, anche in nome dell’ecologia (per la gioia di Rampini/Capitan Scorgog/ragazzo dei panettoni).
Dopo svariati tentativi di cacciare il vecchio caporedattore, miseramente falliti, quest’anno finalmente ci siamo riusciti. Il problema è che adesso ce ne siamo ritrovati due, e, per di più, donne. Una rossa e una bionda, entrambe molto talentuose, minorenni e soprattutto con tanto entusiasmo (per la gioia di Mundula).

Che dire? Divertitevi, godetevi questo primo “numero” e sentitevi anche voi parte di questa novità.

 Giulia Bottaro & Veronica Repetti

Un gemello come un altro



Scrivere queste brevi righe è stato atroce e davvero impegnativo; provate voi a fare qualcosa con vostro fratello senza essere in forte contrasto. Ecco, abbiamo cancellato le righe di ognuno di volta in volta, ma alla fine siamo arrivati a una conclusione.
Ovviamente questo articolo si basa sulle nostre esperienze, quindi è molto personale ed egocentrico, ma chi non lo è?
Fin dalla prima infanzia ci è capitato spesso di trascorrere del tempo insieme, molte volte le persone ci guardavano incuriosite, e questo atteggiamento lo ritroviamo ancora oggi per via della nostra somiglianza eccessiva.
Siamo gemelli, anche se non ci piace “catalogarci” così, come del resto a nessuno piace ricevere etichette; già il termine in sé è odiato da entrambi ! Ci fa sorridere quando in occasioni quotidiane la domanda esce sempre fuori da estranei o conoscenti recenti, che ci vedono per la prima volta insieme, e si da il via a una conversazione fatta e rifatta mille volte : “Ma siete gemelli?”. L’entusiasmo si è spento dopo i primi quattro anni, come potrete ben capire: ripetere la stessa risposta è noioso, soprattutto quando sia hanno i (propri) “ cinque minuti “.
La seconda domanda, quella da un milione di dollari : “Chi è nato per primo?”, senza poi includere il fatto di dover spiegare che nel parto gemellare il primogenito si stabilisce in modo diverso, nuovamente ripetiamo parole identiche, magari anche a tempo ( a volte succede pure quello, piuttosto inquietante a nostro avviso ), e se va bene, risposto a questo, finisce lì. Ma subentra spesso una terza domanda, facoltativa, solo nei casi di maggiore confidenza : “ Ma quanto è divertente avere un gemello? Ne vorrei uno anche io! “. Lo vorresti anche tu perché? Per scambiarlo nelle interrogazioni, per avere un servo che faccia i tuoi comodi nelle tue vesti, uno specchio portatile, o per qualsiasi altra fantascientifica opzione? Sfatiamo il mito: Il gemello è una persona, in quanto tale non può rinunciare alla sua vita  per facilitare la vostra; non è un cane, un robot e soprattutto un clone!
Semplicemente è un fratello come un altro, vi assomiglierebbe solo un po’ di più fisicamente.
Forse è vero che il rapporto fraterno è diverso, più solido, si fanno esperienze comuni e l’essere coetanei facilita tutto, ci aiutiamo a vicenda a scuola, se si presenta l’occasione di sostituire uno dei due in faccende sbrigative lo si fa volentieri, e una volta alle elementari ci siamo scambiati d’identità, ed è stato fantastico. Di recente è successo che un’insegnate, nel cambiare corso, sostenesse che il suo precedente alunno avesse cambiato corso, non sospettando l’esistenza del fratello !
La cosa che ci da più fastidio però è la generalizzazione: essere confusi è irritante. C’è anche da dire che non facciamo tutto assieme: abbiamo i nostri spazi, i nostri interessi e le nostre passioni, che spesso non coincidono.
Siamo due persone fisicamente simili, ma questo con l’età si attenuerà, e ce ne stiamo rendendo conto già adesso. Fatto sta che avere un fratello uguale a te è un ottimo punto di partenza per qualsiasi tipo di approccio, ma mio fratello è e rimane l’essere umano con cui ho discusso più per scrivere tutto questo!

Luca e Andrea Bottazzi