Simona Bisiani
There are days in which you feel that you're going to change your habits: doing some jogging, for example. Or going to the gym. You wake up and think that that's the perfect day to start a new activity. It seems like all the energy in the world is held in your body, your brain is more active than ever, the mood is positive.
Well, you just have to do some stuff before dedicating yourself to renovating your life.
So you eat your breakfast, and it takes a while because you know that for that day you could afford eating more food for the reason that you're going to dispose many calories later. Then you want to take a shower, because you can never know when you'll meet your cup of tea, and you don't want him to see you with dirty hair and a stinky smell of smoke that stuck on you since the previous night.
After the shower and all the rituals, including the ones for the nails, the toe nails, hair and skin, you just remember that you have to check your mail-box on the computer. And your Facebook timeline. And the Twitter one. And you have to look for that awesome song you've discovered at the party the other night. And your friend asked you to check the rail from Milan for that afternoon. And you have to call Gina because she broke with her boyfriend last night. And you urgently have to give back that book to the library, because the deadline was the week before. And there is that special movie you have never seen before on television. And you find a note left by your mom, telling that you have to buy some milk at the shop. And you've promised yourself you would have tided your room that day. And perhaps studied History.
What happens to me in these cases? I feel every single molecule of energy abandoning my body. I sit down on the sofa, I stop smiling. My day is ruined! I wish I was strong enough to say: "who cares, this is my perfect day, I won't cancel my plans because this is what I want, this is more important".
But I'm not. I would feel guilty for having ignored all the other things!
So I just don't do anything at all, incapable of reacting, feeling depressed and wasting my precious time eating chocolate. I think about that huge breakfast I had in the morning. Crap, this is going to be a free kilo, to add to the other ones I should dispose of.
I take my laptop and start watching the skinny body of models, in order to convince myself that if I want to become like them I have to stand up, wear a jumpsuit and go running.
You know what? It never worked.
But, actually, I think I've found a new method to make things turn in the right direction: writing an article, for example. Telling you my story and revealing a side of myself I usually prefer to deny. Becoming an example for all the people who feel like me. I think I'm done here. Sorry guys, my sneakers are waiting for me – they have already been waiting for too long.
venerdì 8 marzo 2013
Le truffe di Viale Saffi
Veronica Repetti
Sicuramente,
se avete avuto la fortuna (o sfortuna?) di frequentare per qualche motivo Novi
Ligure, conoscerete Viale Saffi, ovvero una delle vie pedonali più trafficate
della nostra cittadina.
Tra la
stazione che vi si affaccia, le numerose scuole che la costeggiano, i
Giardinetti Pubblici che la contornano e i vari bar e pub che la caratterizzano,
è indubbiamente una delle vie più popolate della nostra cittadina, ma forse in
pochi sanno le insidie che essa può nascondere.
Qualche
giorno addietro ero appena uscita di casa per dirigermi, come ogni giorno, a
scuola, al Doria. Per farlo, sono passata, come di consueto, da Viale Saffi,
con l’intenzione di fare una tappa da Pizza e Pane per comprare un pezzo di
focaccia e attendere una mia amica con cui fare il restante pezzo di strada.
Poco prima di giungere a destinazione, però, sentii dei passi dietro di me e
una voce che chiedeva -Scusa?-, mi voltai, ancora un po’ stordita dal sonno, e
vidi una carinissima bambina di 11-12 anni, credo di origine marocchina, che mi
fissava implorante.
-Dimmi- le
risposi.
-Avresti per
caso da cambiarmi due euro?-
Valutai un
attimo la proposta, poi, non volendo sembrar scortese, mi apprestai a estrarre
il portafoglio dallo zaino.
-Come li vuoi
cambiati però?-
Ci pensò un
attimo.
-In due da
1, se riesci- sorrise.
Sorrisi anch’io,
ma poi mi accorsi di non aver assolutamente moneta.
-Guarda, ora
sinceramente non ce li ho. Se vuoi, ora tanto vado a prendere la focaccia e mi
cambiano una banconota!- le proposi.
-Se non ti
dispiace va bene…- mi disse la bambina.
Così ci
avviammo.
-Comunque
scusa, non mi sono presentata: piacere, Ammina!- e mi strinse la mano, mentre
io mi presentavo a mia volta.
-Quanti anni
hai, se posso?- le chiesi, curiosa.
-12, vado in
seconda media.- rispose.
-Ah, capito.
Qui al Doria?-
-Nono, vado
alle medie a Fresonara.-
Annui,
distratta. (Scoprii solo successivamente dell’inesistenza delle medie di
Fresonara)
-Ma non
avresti già dovuto prendere il pullman?- le domandai.
-No,
entriamo alle 8.10 noi! I soldi da cambiare mi servono proprio per il pullman…-
spiegò.
Giungemmo da
‘Pizza e Pane’ e io come promesso, con il resto della focaccia in monetine da
un euro, raggiunsi Ammina (non sono sicura si chiami davvero così), pensando
intanto a dove potesse essere la mia amica.
Le misi i 2 euro
in due monetine in mano e attesi il naturale gesto di tendermi i suoi 2 euro
interi di conseguenza.
Attesi
ancora. La bambina non si muoveva.
Imbarazzata,
non sapevo cosa dire.
-Emh…
allora, i 2 euro?- azzardai.
Mi guardò
interrogativa.
-Ma no
Veronica! Io ti avevo chiesto se me li prestavi!-
La guardai
di traverso.
-Veramente
no. Tu mi avevi detto se te li cambiavo- dissi, cercando di rimanere calma.
-Nono,
davvero! Lo giuro! Ti avevo chiesto se me li prestavi, i miei genitori
stamattina sono usciti senza darmi i soldi e io devo prendere il pullman!-
La guardai
costernata e prima che potessi controbattere, continuò.
-Se vuoi te
li ridò! Davvero, la prossima volta che ci vediamo!-
Mi avviai
verso scuola, sconvolta e mandai un messaggio alla mia amica, dicendole di
muoversi, altrimenti avremmo tardato. (Se ve lo state chiedendo, sì, le ho
lasciato i 2 euro, non avevo voglia di far scenate, era pur sempre mattina
presto)
Mentre la
aspettavo davanti al portone, arrivò di corsa.
-Ciao Vero!
Scusa il ritardo!- mi disse.
-Ma figurati…-
la mia testa era ancora alla bambina.
-No è che ho
avuto un contrattempo-
-Cioè?-
-Ho appena
avuto un fraintendimento con una bambina…-
Strabuzzai
gli occhi.
-Sembrava
marocchina-
Non avevo
parole.
-Mi ha
chiesto se le cambiavo due euro-
Il colpo di
grazia.
Ecco.
Questo è uno
degli esempi delle truffe novesi che si possono riscontrare camminando
tranquillamente in Viale Saffi, per non parlare del tempo in cui alcuni ragazzi
sui 20 anni fermavano chiunque, esordendo con la domanda “Hai qualcosa contro i
bambini orfani?!” (che, poi, cosa potrebbe mai avere una persona contro un
bambino orfano lo sanno solo loro…) cercando di rifilare piccoli quadretti
stampati a prezzi spropositati, specificando, invece, all’inizio che si
trattava di un’offerta, il cui ricavato si sarebbe devoluto a un’associazione
di cui non veniva mai detto il nome.
Insomma,
anche il più banale dei posti può nascondere delle truffe da cui, a volte, non
è facile cavarsi fuori.
Vi consiglio,
quindi, di stare all’occhio e, se potete, di utilizzare una via alternativa a
Viale Saffi per giungere alla vostra meta.
Ridere in diverse lingue
Gabriele Berton
Con questo titolo penserete che in giro per il mondo ci sia gente che fa dei versi strani invece che ridere come noi "persone normali" che ridiamo dicendo "hahahaha". Non è così. Tutti ridiamo producendo lo stesso suono (più o meno), perché pare che la risata e il pianto siano gli unici suoni comuni a tutto il genere umano che sono innati dalla nascita. Quello che intendo con questo titolo è che nel mondo il suono "haha" viene scritto in molti modi diversi: per esempio, quanti di voi sapevano che in tailandia scrivono 5555 al posto di hahahaha? Non perché i tailandesi ridano in modo strano, ma perché 5 in tailandese si legge "ha". E in cinese lo stesso 5555 può essere inteso come "tristezza" o "pianto" in quanto si legge "wuwuwuwu".
Ecco di seguito la traduzione di hahahaha in alcune lingue:
Spagnolo: jajajaja;
Finlandese: hekohekoheko;
Cinese: 哈哈哈;
Portoghese Brasiliano: kkkk, rsrsrsrs o huashuashuas;
Giapponese: 笑笑笑 o wwww;
Danese: hæhæhæ;
Inglese Australiano: tehehehe o trololol;
Spagnolo Cileno: ajakjkjakjaj;
Arabo: hhhhhhh;
Coreano: ㅎㅎㅎㅎ;
Arabo: هههههههه;
Russo: xaxaxaxa o гыгыгы;
Malese: Kahkahkah;
Ucraino: бгггггг;
Indonesiano: wkwkwkwk;
Norvegese: høhøhøhø;
Ebraico: חָה־חָה־חָה o xàxàxàxà;
Greco: xaxaxaxa.
Con questo titolo penserete che in giro per il mondo ci sia gente che fa dei versi strani invece che ridere come noi "persone normali" che ridiamo dicendo "hahahaha". Non è così. Tutti ridiamo producendo lo stesso suono (più o meno), perché pare che la risata e il pianto siano gli unici suoni comuni a tutto il genere umano che sono innati dalla nascita. Quello che intendo con questo titolo è che nel mondo il suono "haha" viene scritto in molti modi diversi: per esempio, quanti di voi sapevano che in tailandia scrivono 5555 al posto di hahahaha? Non perché i tailandesi ridano in modo strano, ma perché 5 in tailandese si legge "ha". E in cinese lo stesso 5555 può essere inteso come "tristezza" o "pianto" in quanto si legge "wuwuwuwu".
Ecco di seguito la traduzione di hahahaha in alcune lingue:
Spagnolo: jajajaja;
Finlandese: hekohekoheko;
Cinese: 哈哈哈;
Portoghese Brasiliano: kkkk, rsrsrsrs o huashuashuas;
Giapponese: 笑笑笑 o wwww;
Danese: hæhæhæ;
Inglese Australiano: tehehehe o trololol;
Spagnolo Cileno: ajakjkjakjaj;
Arabo: hhhhhhh;
Coreano: ㅎㅎㅎㅎ;
Arabo: هههههههه;
Russo: xaxaxaxa o гыгыгы;
Malese: Kahkahkah;
Ucraino: бгггггг;
Indonesiano: wkwkwkwk;
Norvegese: høhøhøhø;
Ebraico: חָה־חָה־חָה o xàxàxàxà;
Greco: xaxaxaxa.
Saggezza popolare del ventunesimo secolo
Cecilia Pagella
Parliamo di gay.
No, ancora??
E dire che fino a poco fa saremmo stati controcorrente.
Allora parliamo di gay controcorrente!
Infatti, “gli omosessuali sono tali proprio per mettersi in mostra, per rendersi appariscenti ed esprimere la propria ribellione contro la società giudice”.
Un po’ come i tredicenni che si vestono punk.
“ma avete mai visto un gay pride? Gente nuda e colorata che muove e tocca tutto. Ci credo che poi tutti se la prendono con Loro!”
E una sessantenne di novanta chili che sculetta in palestra, la trovate un bello spettacolo?
Comunque c’è chi dice che chi si fa gli affari suoi vive cento anni.
“siamo cattolici, vogliamo i crocifissi nelle scuole e poi sosteniamo le famiglie gay.”
Siamo sicuri di tenerci così tanto ai crocifissi nelle scuole?
E del fatto che non si va più a messa nemmeno la notte di Natale, che cosa ne pensiamo?
“a me va anche bene che due uomini/due donne siano legittimati come coppia, ma una bambina con due papà come potrà mai affrontare le prime mestruazioni?”
In questo caso una pillola di saggezza popolare ve la devo:- e con tutti i bambini che muoiono di fame?
Senza considerare tutti quelli che, nei secoli dei secoli, sono stati abbandonati da mamma o papà.
“il paradosso è che, ormai, hanno più diritti Loro di Noi, proprio perché si lamentano dei propri svantaggi.”
Come i disabili che trovano sempre parcheggio.
Le pagine della letteratura sono piene di autori che professavano la necessità di fondare una civiltà in nome di valori autentici, e non di perbenismi e paure preconcette, nonché, francamente, un po’ ammuffite.
Allora cosa vale di più, l’affetto sincero che lega due esseri umani e l’istinto naturale che li spinge a desiderare un figlio, o la vicina di casa dal collo lungo che si chiede “ma cosa ci troverà in un’altra donna”?
“niente in contrario ai gay, purchè lo facciano a casa loro.”
Niente in contrario a chi è contrario ai gay, purchè lo facciano a casa loro.
Alle elementari ci spiegavano che il principio di ogni legislazione è che la libertà propria si interrompe nel momento in cui viola quella altrui.
Quindi a che scopo cercare di dar fastidio al prossimo?
Perché non lasciare che ognuno sia felice a modo suo?
Che senso ha fare di tutto per tenere in vita idee cadaveriche?
Tanti bambini continuano a morire di fame, e chi è interessato a far sì che il suo sangue continui a circolare lungo la crosta terrestre per ancora una generazione il suo bambino “contro natura” va a farselo negli USA.
Tanti bambini continuano a morire di fame, e chi è interessato a far sì che il suo sangue continui a circolare lungo la crosta terrestre per ancora una generazione il suo bambino “contro natura” va a farselo negli USA.
Evidentemente l’ostinazione non produce frutti, e non basta ad arrestare il progresso: se volete l’i-phone 5, dovete beccarvi anche la famiglia gay.
Purtroppo o per fortuna “il mondo è bello perché è vario”.
Purtroppo o per fortuna “il mondo è bello perché è vario”.
Cecilia Pagella
Perché Facebook?
Luca Bottazzi
Supponendo che abbiate letto il titolo, ebbene sì, si parla
di un altro articolo sul social network più cliccato di sempre.
Ma questa volta non è la classica critica alla società
perbene fatta di filtri fotografici, “mi piace” e commenti che oramai sono
diventati dibattito quotidiano; volevo infatti parlarvi delle diverse funzioni
che offre il social in questione.
Dunque, sappiamo benissimo che è nato per rimorchiare gente
sconosciuta, ma si può dire che si è evoluto molto bene!
Partiamo dal fatto
che costruendosi una vasta rete di amici, o meglio dire un vero e proprio
impero, si potrà gioire degli affari altrui ( secondo motivo principale della
nascita di Facebook) e quindi avendo i feedback di pagine di giornalismo ad esempio,
si potranno ricevere le notizie dell’ultima ora, e anche quelle che i nostri
giornali non ci raccontano troppo volentieri, come la guerra in Siria.
Personalmente ritengo che l’informazione su Facebook
funzioni bene, anche se ovviamente sul web va un po’ rivisto tutto.
Non dimentichiamoci delle dirette di ogni partita di calcio,
volenti o nolenti quelle le seguirete sempre; insomma è informazione anche
quella.
Un altro aspetto positivo è la capacità di sviluppare delle pagine vere e proprie, gestite personalmente; questo può essere un grande trampolino di lancio per gruppi musicali, artisti, blogger o gente del web come me e te che vuole far sentire la propria voce.
Un altro aspetto positivo è la capacità di sviluppare delle pagine vere e proprie, gestite personalmente; questo può essere un grande trampolino di lancio per gruppi musicali, artisti, blogger o gente del web come me e te che vuole far sentire la propria voce.
Sempre parlando di musica, diversi eventi, come l’uscita di
un disco e la programmazione di concerti possono uscire in diretta sul web.
La risposta di un personaggio famoso, le direttive di un
leader politico piuttosto che di un’attivista religioso: tutto su Facebook.
Quindi oltre agli status dementi dei vostri amici stupidi,
avendo le corrette istruzioni si può modificare una somma accozzaglia di foto
pothoshoppate e risultati calcistici in un vero e proprio “super giornale” di
variabile categoria.
Lasciando da parte l’informazione e lo sviluppo di idee
personali, la versatilità di Facebook non è finita qui ( più o meno): i flash
games infernali, che ti bombardano di notifiche sono geniali; non solo
abbassano vertiginosamente il vostro tenore di vita e la vostra media
scolastica , ma vi faranno “taggare” automaticamente come fannullone e rompiscatole.
Tutte quelle notifiche di Farmville e giochi simili, si è pieni fino alla
testa!
Ma la parte ludico-svago non è finito: esistono diverse mille mila pagine con vignette stupide, freddure e memes che fanno ridere i primi cinque minuti, poi basta eh!
Diciamolo, oltre alla nobile parentesi di informazione di nuova generazione, c’è molta spazzatura sul social network di Zuckemberg, e difenderlo non è molto facile; ma c’è da dire che il web è la nostra voce, la voce delle nuove generazioni e Facebook è una delle sue massime espressioni .
Ma la parte ludico-svago non è finito: esistono diverse mille mila pagine con vignette stupide, freddure e memes che fanno ridere i primi cinque minuti, poi basta eh!
Diciamolo, oltre alla nobile parentesi di informazione di nuova generazione, c’è molta spazzatura sul social network di Zuckemberg, e difenderlo non è molto facile; ma c’è da dire che il web è la nostra voce, la voce delle nuove generazioni e Facebook è una delle sue massime espressioni .
Si possono creare manifestazione ed eventi dal nulla, si può
comunicare e diffondere tutto con un click e personalmente, iscriversi non è
solo un modo per entrare “ nel grande complotto dei signori di internet e bla bla
bla” ma un modo per mettere in risalto la propria personalità, e perché no, la
nostra idea e le nostre passioni.
Non siate critici nelle gare di mi piace e di feedback negativi, ai finti moralisti e ai “contadini virtuali”, essere connessi e visibili è sempre una buona ragione per farsi sentire!
Non siate critici nelle gare di mi piace e di feedback negativi, ai finti moralisti e ai “contadini virtuali”, essere connessi e visibili è sempre una buona ragione per farsi sentire!
Capisaldi della nostra infanzia
Luca Borghero
Un paio di settimane fa hanno trasmesso in TV la prima parte del settimo film di Harry Potter. Purtroppo quella sera dovevo ancora tradurre una versione e studiare non mi ricordo più quale materia, così decisi di registrare il film per guardarlo in seguito, ma l'inizio e le prime scene non me le sono potute negare. Lo ammetto, mi sono commosso quando è comparsa la scritta sul solito sfondo nuvoloso. Una piccola lacrima è scaturita negli occhi di tutti i Potterheads, ne sono sicuro. Chi sono i "Potterheads"? Sono tutti coloro che sono cresciuti giocando con delle bacchette, lanciando incantesimi e fatture ai loro amici e nemici, coloro che ancora oggi quando non trovano le chiavi di casa esclamano: "Accio Chiavi"! Non importa che abbiano letto tutti o qualche o nessun libro di Harry Potter, o visto i film, importa che ne siano rimasti affascinati e legati per sempre nel più profondo del loro cuore. E quella sera (e il pomeriggio in cui ho visto il film) la mia parte Potterhead è riapparsa in me e mi ha fatto tirare fuori la mia bacchetta e il pieno della mia infanzia.
Ma ci sono anche altre cose che risvegliano il mio ego malinconico e infantile, come per esempio i Pokemon, da sempre altro saldo pilastro della mia infanzia e della formazione della mia personalità. Mi basta riguardare una di quelle epiche puntate della prima e della seconda serie dei cartoni animati con Misty, Ash e Brock o riprendere in mano quei vecchi videogiochi per scoprire che quelle emozioni non sono sparite, ma forse addormentate, pronte a risvegliarsi per confortarmi in qualunque momento. E mi tornano alla mente quegli interminabili viaggi in macchina o le sere passate a scoprire nuovi pokemon, le gite trascorse a parlarne con gli amici o con mia cugina.
Queste storie sono parte di noi e caratterizzano la nostra infanzia, i nostri giochi, i nostri primi modi di relazionarci con il mondo. Bisogna avere origini ben salde per puntare lontano.
Quali sono i capisaldi della vostra infanzia? Quali storie, quali film, quali cartoni animati vi fanno commuovere ancora oggi? Commentateci e fateci sapere!
Un paio di settimane fa hanno trasmesso in TV la prima parte del settimo film di Harry Potter. Purtroppo quella sera dovevo ancora tradurre una versione e studiare non mi ricordo più quale materia, così decisi di registrare il film per guardarlo in seguito, ma l'inizio e le prime scene non me le sono potute negare. Lo ammetto, mi sono commosso quando è comparsa la scritta sul solito sfondo nuvoloso. Una piccola lacrima è scaturita negli occhi di tutti i Potterheads, ne sono sicuro. Chi sono i "Potterheads"? Sono tutti coloro che sono cresciuti giocando con delle bacchette, lanciando incantesimi e fatture ai loro amici e nemici, coloro che ancora oggi quando non trovano le chiavi di casa esclamano: "Accio Chiavi"! Non importa che abbiano letto tutti o qualche o nessun libro di Harry Potter, o visto i film, importa che ne siano rimasti affascinati e legati per sempre nel più profondo del loro cuore. E quella sera (e il pomeriggio in cui ho visto il film) la mia parte Potterhead è riapparsa in me e mi ha fatto tirare fuori la mia bacchetta e il pieno della mia infanzia.
Ma ci sono anche altre cose che risvegliano il mio ego malinconico e infantile, come per esempio i Pokemon, da sempre altro saldo pilastro della mia infanzia e della formazione della mia personalità. Mi basta riguardare una di quelle epiche puntate della prima e della seconda serie dei cartoni animati con Misty, Ash e Brock o riprendere in mano quei vecchi videogiochi per scoprire che quelle emozioni non sono sparite, ma forse addormentate, pronte a risvegliarsi per confortarmi in qualunque momento. E mi tornano alla mente quegli interminabili viaggi in macchina o le sere passate a scoprire nuovi pokemon, le gite trascorse a parlarne con gli amici o con mia cugina.
Queste storie sono parte di noi e caratterizzano la nostra infanzia, i nostri giochi, i nostri primi modi di relazionarci con il mondo. Bisogna avere origini ben salde per puntare lontano.
Quali sono i capisaldi della vostra infanzia? Quali storie, quali film, quali cartoni animati vi fanno commuovere ancora oggi? Commentateci e fateci sapere!
Siamo noi
Marta Ferrarazzo
Circa
un milione di anni fa l’Homo Herectus scopre l’esistenza del fuoco. Intorno al 3200 A .C. i Sumeri inventano
la scrittura. Gutemberg nel 1448 idea la stampa, Colombo nel 1492 scopre
l’America; Copernico elabora nel 1543 la teoria eliocentrica, Newton quella
della forza di gravità nel 1687. Si potrebbero poi citare infinite altre
scoperte, come quella del telefono da parte di Meucci, o quella della bomba
atomica di Fermi.
Ma la mia intenzione principale non era quella
di stilare un trattato storico sulle principali scoperte dell’Umanità; in
realtà non saprei bene spiegare l’obiettivo che mi sono posta. Scrivo in
seguito ad una di quelle ispirazioni improvvise che sopraggiungono nei momenti
più inaspettati: sull’autobus alle 7 di mattina o in coda al supermercato.
Dunque,
durante una di queste azioni abitudinarie e quotidiane, mi sono ricordata di
tutta quella serie di avvenimenti che hanno voltato pagina nel libro della
storia dell’uomo; e nonostante la maggior parte delle scoperte siano avvenute
assolutamente per caso, vi sono state anche quelle che invece sono state frutto
di una profonda ricerca. Ed ecco che arriviamo al dunque (finalmente): l’essere
umano, colto da una smania incontrollabile di sapere “come gira il mondo”, ha dato
il via ad una serie di spedizioni (fisiche o mentali) che hanno portato al
progresso della specie. Leggiamo così di uomini che sono partiti per esplorare
i luoghi più remoti e sconosciuti della Terra; di altri che hanno iniziato un
repertorio di esperimenti per giungere alla soluzione finale; oppure di coloro
a cui il nostro pianeta non sembrava ormai più particolarmente interessante
perché non vi era più niente da scoprire, e hanno alzato la testa al cielo,
luogo inesplorato: cosa si nasconde oltre a quella volta azzurra? O, al
contrario, di chi ha intrapreso la direzione opposta: giù, nel sottosuolo,
sempre più in basso, fino al limite delle capacità umane, per comprendere quale
sia il confine fra il possibile e l’impossibile. “Cercare la domanda più
complicata del mondo, e oltre, e tentare di darle una risposta.” Questa sembra
essere la missione affidataci. E forse è per questo che abbiamo cominciato a
viaggiare, esplorare, sperimentare.
Ma
forse non è mai stato necessario. Forse la “domanda” tanto ricercata è sempre
stata davanti ai nostri occhi. Già, basta guardarsi allo specchio. Ecco, ecco
la “domanda”, ecco la creatura più complicata dello Spazio, ecco il punto
interrogativo irrisolvibile. Siamo noi. Noi incomprensibili esseri dotati di
ragione che spesso non usiamo, scossi dalle emozioni e dai desideri più
profondi; noi che facciamo scelte che a volte precipitano nell’insensato e non
seguono nessuna logica, sempre che sia mai esistita una logicità umana. Ma,
nonostante le insicurezze della nostra specie, è bello essere umani. È
fantastico svegliarsi alla mattina e non sapere assolutamente come può finire
la giornata, non avere nessuna previsione futura e certezza sulle scelte che si
affronteranno. È strano ma divertente affidarsi all’istinto e a ciò che consideriamo
giusto, senza seguire regole che comunque sono sempre state ideate da altri
esseri umani, perciò non si può avere la sicurezza che siano del tutto corrette.
E così, fra gioie e tristezze, tradimenti e fiducie (a volte non meritate), emozioni
indescrivibili e sogni inconfessabili, noi continuiamo ad essere l’eccezione
che conferma la regola della perfezione naturale e dell’ordine sensato delle
cose che ci circondano. Esatto, perché non so se avete notato: tutto in natura
ha una spiegazione scientifica. Complicata, a volte a prima vista inspiegabile,
ma risolvibile in un secondo momento. Tranne noi. Sento già le proteste: “E allora
lo studio dell’anatomia umana? Come siamo fatti, quante ossa abbiamo, come
funzionano i vari apparati e sistemi, l’osservazione di ciò che ci compone?
Siamo fatti di chimica, e la chimica è una materia scientifica a cui si possono
dare tutte le risposte che si pretendono.” Ed è vero. Ma se parliamo di mente,
anima, inconscio, pensiero, sogno, linguaggio, idea, comportamento? Chi
saprebbe darmi una risposta certa? Da due anni studio psicologia e, sebbene
abbia svolto solo la millesima parte del programma che ci spetta, mi sono
accorta che tutti i filosofi e psicologi nominati nel mio libro hanno una
teoria e possono essere anche fermamente convinti della loro idea; ma prima o
poi arriverà sempre qualche fatto strano che farà precipitare nell’inesatto
tutte le loro supposizioni, e li costringerà a ricominciare da capo cercando
disperatamente di capire sé stessi. Può sembrare inutile studiare una materia
così sfuggente e volubile, ma c’è a chi piace, a me interessa, per lo stesso
motivo per cui mi piace essere Umana.
Lo
prometto: la prossima volta scriverò un articolo un po’ meno serio. Magari così
mi guadagnerò un po’ più di lettori (lo so che sono rare le persone che si sono
avventurate fino a questo punto: le altre avranno già abbandonato la lettura
dopo le prime 6 righe). In attesa del prossimo numero, però, riflettete su
questo. E su voi stessi.
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